Piergiorgio Odifreddi, matematico e storico della scienza, lancia dure accuse contro i colleghi per la gestione comunicativa della pandemia

La scienza anche questa volta probabilmente salverà milioni di vite, ma gli scienziati, perlomeno quelli italiani, non hanno dato una prova brillante di sé, dopo mesi di comparsate televisive e di dichiarazioni contraddittorie e confondenti. Piergiorgio Odifreddi, matematico e storico della scienza, conversando con l’AGI lancia dure accuse contro i colleghi per la gestione comunicativa della pandemia.

“Capisco che ci lamentiamo per quello che stiamo subendo e perdendo oggi, ma la scienza anche questa volta ha dato un’ottima prova nel proteggerci dal virus”, spiega. “La Spagnola fece decine di milioni di morti, il Covid ne ha fatti centinaia di migliaia. La scienza oggi è più affidabile e precisa, purtroppo gli scienziati sono uomini e per quanto ci riguarda anche italiani, il che peggiora la situazione”.

Il professore si scaglia contro i virologi, gli epidemiologi, “persino i veterinari”, protagonisti dei talk show degli ultimi mesi. “Hanno dato un’immagine pessima – attacca – quasi mi vergogno per loro. La scienza avrebbe dovuto mostrare concordia e unanimità di giudizio, invece hanno fatto la ruota del pavone, e pur di accaparrarsi un prime time in televisione hanno detto tutto e il contrario di tutto. E’ vero che il virus non si conosceva, ma le stesse persone hanno cambiato idea sullo stesso argomento ogni cinque minuti”.

Questo è accaduto perché inevitabilmente si è intromessa la politica. “La questione che ha diviso gli scienziati è sintetizzabile con una domanda: è più importante l’individuo, la vita delle persone, o è più importante il mercato? E’ chiaro che in base alle priorità sono state fatte scelte diverse”.

Secondo Odifreddi, oggi dovremmo chiederci tutti “se i consumatori esistono per il mercato o se il mercato esiste per i consumatori. Il vero problema – osserva – è che il Covid non ci ha portato a meditare sul nostro modo di vivere. Sarebbe stata un’ottima occasione per ripensare tutto, per chiederci che senso ha continuare a vivere ammassati nelle grandi città, quando è stato ormai accertato che la sovrappopolazione e l’inquinamento hanno un legame diretto con il virus”. Invece “non abbiamo fatto nulla, vogliamo solo ritornare come prima, ma se torneremo esattamente come prima cadremo vittime di un’altra epidemia”.

 

Fonte: HuffPost

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