È iniziata la stagione dei limoni, frutti preziosi, ricchi di vitamina C, la principessa delle vitamine, che sull’organismo umano ha un effetto indiscutibilmente benefico.

La vitamina C abbassa i livelli di istamina, composto organico che fa arrossare gli occhi e colare il naso, in caso di raffreddore. Ha inoltre un forte effetto antiossidante e aiuta l’organismo anche nella produzione di collagene, ovvero la sostanza che tiene unite tra loro le cellule e che partecipa alla guarigione da ferite o tagli.

Il limone, per la ricchezza di antiossidanti in essi contenuti, è uno degli alimenti anticolesterolo per eccellenza, utile anche come anti-cancro.
I limoni contengono anche altre sostanze, come limonina e limonene, che limitano i danni cellulari da cui può derivare la formazione di tumori. L’acido citrico e i citrati (sali) in esso contenuti sono dei naturali regolatori di acidità. I limoni hanno proprietà antisettiche, toniche, fluidificanti, emostatiche, carminative, vermifughe, alcalinizzanti.

“I limoni” è anche una poesia scritta da Eugenio Montale nel 1921, in apertura della raccolta Ossi di seppia.

Nei suoi versi Montale fa un dichiarazione chiara della sua poetica e prede le distanze dal modo di scrivere retorico e pieno di enfasi tipico del suo tempo e in particolare di Gabriele D’Annunzio.

I poeti che hanno ricevuto pubblici riconoscimenti e che per questo sono stati incoronati d’alloro (poeti laureati) cantano temi e utilizzano termini elevati e ricercati (piante/dai nomi poco usati). Lui, invece, ama ciò che è quotidiano, povero, poco importante e che ritrova nel paesaggio scarno della sua Liguria: pozzanghere, canne, qualche sparuta anguilla, uccelli, orti, strade che riescono agli erbosi/ fossi , viuzze che seguono i ciglioni. E in mezzo a queste cose semplici e reali (di cui l’odore dei limoni è simbolo) si placa l’eterna lotta che tormenta l’animo dell’uomo (per miracolo tace la guerra) e per un attimo si ha l’illusione di comprendere il vero significato della vita, un’illusione destinata ben presto a cadere (Ma l’illusione manca).

Per raccontare la semplicità e insieme la complessità delle cose, Montale si esprime con un linguaggio estremamente preciso, utilizzando un lessico ampio e vario: forme confidenziali, vicine alla lingua parlata (Ascoltami; Vedi; Io, per me; qui tocca anche a noi poveri); ma anche termini ricercati ( cimase = cornicioni; s’affolta = si addensa) e latinismi (susurro = sussurro, divertite = allontanate).

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Anche altri autori hanno menzionato i gialli frutti nelle loro opere.

Così, quando la tua mano
strizza l’emisfero
del tagliato
limone sul tuo piatto,
un universo d’oro
tu spargi,
un giallo calice
di miracoli.
(Pablo Neruda)

Da qualche parte c’è sempre il giallo di un albero di limoni a ricordarci la luce.
(Fabrizio Caramagna)

[Sull’Italia] Conosci la terra dei limoni in fiore,
dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l’alloro è eccelso,
la conosci forse?
(Johann Wolfgang von Goethe)

Mandami notizie sulla pianticella di limone: è cresciuta? quanto è alta, ormai? è vitale? volevo scrivertene, ma poi ho trascurato, per non parere troppo… infantile.
(Antonio Gramsci, Lettere dal carcere)

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