Influenze epidemiche nel ‘900           

 Da un ricordo di Carla Gubbiotti

In questo secolo ricordiamo tre grandi episodi di influenza:

La spagnola nel 1917-18-19

L’asiatica nel 1956-57 e la russa nel 1977, poi brevemente la hong-kong.

La più devastante fu la spagnola, così chiamata perché iniziò nella penisola iberica tra i militari provenienti dall’America.

I più colpiti furono i soldati, già debilitati dalle sofferenze e dagli strapazzi della guerra; ben presto si diffuse tra le popolazioni che a causa della grave povertà e della malnutrizione erano facile preda di questa terribile influenza., peggiore della peste del milletrecento

Tutta l’Europa fu colpita. Ci furono molti milioni di vittime, specialmente tra bambini ed anziani.

Nel 1957, un’altra influenza tenne in ansia la popolazione. Allarmarono casi di polmonite e di difterite.  Questa influenza fece molte vittime anche se ormai c’era in commercio la penicillina o altri farmaci con vitamine essenziali per ridare le forze perse con le febbri altissime.

Oggi per curare i sintomi delle influenze ci sono nuovi rimedi più efficaci; si possono fare delle vaccinazioni preventive specialmente per le persone a rischio, per persone affette da malattie croniche, per i bambini.

Le influenze sono ora di breve durata e meno aggressive. Gli organi della Sanità sono attenti e vigili a individuare nei laboratori i vari tipi di virus per poi stabilire i giusti rimedi. 

Ho fatto da infermiera a bambini e maestre

Era l’estate del 1957, appena un anno dopo che avevo conseguito il diploma. Volevo lavorare subito. Trovai un’occupazione come insegnante presso una colonia estiva a Terracina(LT)

Eravamo cinque maestre con venticinque bambini ciascuno. Ero felice di questo impegno: il sole, il mare e i graziosi bambini erano educati: ne ero proprio entusiasta.

Quasi alla fine del primo turno di permanenza nella colonia, abbiamo avuto una brutta esperienza.

Un giorno all’improvviso, mentre assistevamo, come ogni mattina all’alzabandiera, vedemmo ad uno ad uno i bambini accasciarsi a terra pallidi e febbricitanti, anche una di noi si sentì male.

Chiamato il dottore constatò i sintomi di un’influenza che aveva colpito dei marinai di una nave che si trovava ferma in un porto vicino chiusi in quarantena: era l’asiatica!

Ero terrorizzata perché un nonno materno era stato vittima della spagnola.

Con grande senso di responsabilità dividemmo in camerate diverse i bambini già colpiti da quelli che ancora erano liberi, ma già contagiati. Le autorità ci chiusero in quarantena.

Accudimmo questi piccoli come fossimo le loro mamme, li alimentavamo con cibi nutrienti: uova sbattute con zucchero, grappoli della bell’uva del posto e frutta varia.

I genitori venuti da lontano, non potendo entrare, né abbracciarli, lasciavano piangendo, giocattoli, biscotti e bigliettini, davanti al cancello.

Anche le altre maestre si ammalarono, rimanemmo in buona salute solo due cuoche ed io. Fu per me un lavoro enorme: dovevo somministrare le medicine, disinfettare, imboccare i più deboli, ma, soprattutto tenere alto l’umore e sorridere inventando favole, intonando dei cori, e giochi con le parole, non potendo i bambini alzarsi dal letto. Mancava la televisione ed altri sussidi.

I turni si prolungarono per quasi due mesi con mia grande soddisfazione perché per il lavoro svolto extra ne trassi una notevole gratifica e un’esperienza indimenticabile.

Tornata a casa, ormai immune dal contagio, dovetti assistere i miei che nel frattempo si erano presi l’influenza asiatica.

Abbiamo superato queste epidemie, vinceremo anche il Covid19

Rosanna De Marchi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *