Costa poco e ne conosciamo gli effetti positivi da oltre 80 anni, eppure la molecola è stata messa al bando dall’Oms a causa di un articolo, poi ritirato, sulla rivista «The Lancet».

Gli studi indicano che non crea problemi cardiaci, ma nessuno lo dice.

Nel 2003 il mondo è stato flagellato dall’epidemia di virus Covid Sars 1, anche esso nato nella cittadina cinese di Wuhan. Il fatto che a Wuhan ci sia un laboratorio di virologia dove ingegnerizzano i coronavirus di pipistrello, è stato anche mostrato nel 2015 nel Tgr Leonardo, ed è suggestivo: suggerirebbe un’origine comune e ingegnerizzata, cioè modificata, di entrambi i virus. Sia Giuseppe Conte che Roberto Burioni, però, ci hanno spiegato che collegare il laboratorio a Sars 1, Sars 2 e alla distruzione del mondo occidentale da Covid 19 è una scemenza. Noi però siamo scemi e ci facciamo un pensierino, insieme ad altri scemi come noi che ci hanno fatto un pensierino. Tra questi Luc Montagnier, medico, biologo e virologo, quello che nel 1983 ha identificato il virus dell’Aids, premio Nobel per la medicina nel 2008 che anche afferma che il coronavirus è un virus ingegnerizzato.

Se escludiamo la ingegnerizzazione del Covid 19, cosa volete che capisca Montagnier, soprattutto se paragonato a Burioni, l’unica possibilità che ci spieghi come è possibile che due epidemie virali partano dalla stessa cittadina è la iella. Il virus del 2003 è chiamato Sars 1, quello attuale, il Covid 19, Sars 2. Le due infide bestiole hanno l’85% del patrimonio genetico in comune, quindi non è del tutto delirante pensare che quello che funziona contro la prima, funzioni contro la seconda. Non è certo, ma vale fare la prova.

Cosa ha permesso di gestire l’epidemia di Sars 1 con pochi morti, senza discutibili mascherine, senza violazioni dei diritti costituzionali ed umani più elementari, senza deliranti acquisti di banchi con le rotelle, bonus monopattino, fallimento di migliaia di imprese, impennata dei morti di cancro, infarto e malattie degenerativa per mancanza di cure, abolizione della religione? L’idrossiclorochina, molecola con cui da 80 anni combattiamo malaria, coronavirus e artrite reumatoide. Ho già parlato spesso su questo giornale dell’imbarazzante guerra all’idrossiclorochina. The Lancet, importante rivista medica, ha pubblicato uno strampalato articolo dove l’idrossiclorochina è dichiarata molto pericolosa per il cuore, riportando dati senza senso. In base a questo unico articolo l’idrossiclorochina è sospesa dall’Oms. L’articolo viene immediatamente ritirato in quanto assurdo, ma nessun redattore si dimette e l’interdizione all’uso di idrossiclorochina in caso di Covid è conservata in molti Paesi tra cui l’Italia.

In un imperdibile articolo reperibile via Internet, il dottor Paolo Gulisano, medico epidemiologo, blogger, opinionista e scrittore, ha ripubblicato un vecchio articolo di The Lancet del 2003. Anche lui aveva già sottolineato che è molto strano che venga messa in dubbio la sicurezza e l’efficacia di un farmaco che conosciamo e utilizziamo da 80 anni, e che, soprattutto, è stato usato con successo nel 2002-2003 contro il coronavirus della prima Sars.

La prestigiosa rivista britannica, proprio nel 2003, gli dedicò un interessante studio, pubblicato in Lancet Infectious Desease del 23 ottobre 2003 col titolo «Effects of chloroquine on viral infections: an old drug against today’s diseases». Un vecchio farmaco contro le infezioni di oggi. Gli autori così sintetizzavano l’utilità di questo farmaco: «La clorochina è una 9-aminochinolina conosciuta dal 1934. A parte i suoi noti effetti antimalarici, il farmaco ha interessanti proprietà biochimiche che potrebbero essere applicate contro alcune infezioni virali. Esaminiamo le informazioni disponibili sugli effetti della clorochina sulle infezioni virali, sollevando la questione se questo vecchio farmaco possa essere efficace nella gestione clinica di malattie virali come l’Aids e la sindrome respiratoria acuta grave, che affliggono l’umanità nell’era della globalizzazione».

Negli scorsi mesi, invece, di fronte all’utilizzo con successo del farmaco nei confronti del Covid, da alcune parti erano stati enfatizzati gli effetti collaterali possibili, in particolare a livello cardiaco. Da qui la decisione dell’Aifa di negarne l’uso terapeutico contro il coronavirus. Gulisano cita uno studio del professor Alessandro Capucci che è estremamente significativo proprio perché è stato condotto da un cardiologo. Il suo studio smonta con tanto di prove l’asserita dannosità della clorochina per il cuore, oltre a dimostrare – una volta di più – che la via delle terapie domiciliari del Covid con idrossiclorochina è quella giusta, la via da percorrere non solo per evitare i sovraffollamenti degli ospedali, ma anche per curare efficacemente e guarire i malati. La logica è bloccare lo sviluppo del processo infiammatorio che è la causa principale di gravi danni all’organismo.

Il professor Capucci ha condotto la sua ricerca con la collaborazione dei medici di medicina generale, indicando loro l’uso di clorochina a casa. La terapia era stata avviata senza attendere i risultati del tampone rinofaringeo, un dettaglio molto importante. Nella cura del Covid la tempestività di intervento è fondamentale. Protocolli ufficiali invece spingono i medici di base a non fare un accidente se non prescrivere il tampone e tachipirina che non è un antinfiammatorio ma combatte solo la febbre, mentre il Covid uccide con l’infiammazione e la febbre è l’unica difesa di un organismo non curato. Nulla vieta quindi alla tempesta infiammatoria del Covid di scatenarsi. Queste terapie devono essere fatte a casa. L’ospedale è un luogo pericolosissimo per i malati per la presenza di infezioni ospedaliere antibiotico resistenti. Come riporta Gulisano, nello studio di Capucci, 58 medici di base hanno trattato 350 pazienti con Hcl ai primi sintomi influenzali; in 76 di questi era associata anche azitromicina. Dei 274 pazienti trattati solo con Hcl, il 95% non ha necessitato di alcun successivo ricovero in ospedale. L’idrossiclorochina ha dato piccoli effetti collaterali, principalmente diarrea, nel 2,9% delle persone trattate, mentre non c’è stata alcuna segnalazione di complicanzecardiaca. Eppure questa terapia facile, sicura e di bassissimo costo continua a essere sconsigliata.

FONTE: La Verità.info

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