Parlare di determinate scene significa tirare fuori almeno qualcosa dall’esperienza di ognuno di noi: è talmente vasta la fama della vita di Ulisse che anche il meno interessato in materia, e anche il più distante dalla Grecia per tempo e spazio, ha sentito almeno una volta nella sua vita il racconto di questa trama.

Inoltre, per la nostra rubrica, questa scelta è un’ovvia conseguenza del precedente episodio incentrato sulla figura di Ulisse nell’inferno di Dante.

Come tutti sappiamo, tra peripezie nate dall’avversità degli dèi e la guerra di Troia, il nostro Odisseo venne sballottato per il Mar Mediterraneo da un luogo mitico a un altro, prima di riuscire a ritornare nella sua patria Itaca. A differenza di quanto sarebbe scontato pensare, tuttavia, non fu questa la scena finale scelta da Omero per il suo ciclo di libri: ci troviamo in realtà solo a metà, più precisamente al XIII libro, e proprio da qui si ha lo snodo principale tra le due macrosequenze dell’opera; questa seconda sezione narra proprio del ritorno a Itaca da parte dell’eroe e la ripresa del suo potere nella vendetta contro i proci.

Ulisse, tornato nella sua terra dopo così tanto tempo, non riesce neanche a riconoscerla: sarà Atena, come si evince dalla foto postata all’inizio di questo articolo, a ristabilire la memoria e a far rendere conto l’eroe del compimento del suo ritorno. L’uomo, immensamente felice al punto di “baciare il terreno“, viene aiutato proprio dalla dea nella preparazione di un piano di vendetta contro i proci; la dea gli assicura di renderlo “irriconoscibile” così da potersi recare senza alcun problema in città per verificare da sé la situazione e la fedeltà dei vari personaggi, e gli consiglia di recarsi dal porcaro Eumeo (rimastogli fedele per l’intera decade). “Poi i due, seduti ai piedi del sacro ulivo, progettarono come dar morte ai superbi rivali

Sarà la stessa dea a organizzare per Odisseo un incontro con il figlio Telemaco: con lui e con tutti gli altri Ulisse tenderà ad attendere per rivelare la propria identità, come a voler testare la fedeltà e l’affetto di ognuno. Anche con il figlio si ingegnano per perfezionare la vendetta contro i sudditi traditori.

Pervasa dal pathos e ricca di bellezza letteraria è la scena dell’incontro tra Ulisse e il suo cane Argo, in uno stato di degrado fisico, il quale gli va subito incontro correndo ma, arrivato ai suoi piedi, non riesce a reggere dall’emozione e si accascia a terra morente. L’affettuoso animale aveva riconosciuto subito il padrone!

Dopo aver sondato il terreno, comincia la guerra: Ulisse e suo figlio, armati di arco e frecce, fanno fuori tutti i proci cominciando da Antinoo, il loro capo. Penelope scopre solo dopo del ritorno dell’amato: sembra infatti non crederci, neanche trovandoselo davanti e, abituata agli inganni tesi in tutti quegli anni per avere la sua mano, mette alla prova il viaggiatore chiedendogli come esso avesse costruito, nel passato, il loro letto nuziale; è così che i due si abbracciano in preda alla gioia e passano la notte a raccontarsi le vicende del tempo perduto.

La pace totale, comunque, non è ancora completa: c’è bisogno ancora dell’intervento divino di Atena per placare le ire di molti cittadini ateniesi intenti a vendicarsi della morte dei proci.

Itaca, nella sua apparente semplicità, può essere letta in un numero ingente di significati: quello qui ritenuto più interessante è quello dato dal poeta greco contemporaneo Costantino Kafavis, il quale intende l’isola come “metafora della vita” e della conoscenza, poiché punto di approdo dopo un lungo percorso di nuove esperienze.

L’Odissea intera:

https://www.rodoni.ch/busoni/bibliotechina/nuovifiles/odisse_h/testo.htm

Il racconto più dettagliato del Prof. Luigi Gaudio:

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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