I wish I was special, but I’m a creep”. Cantavano così nel 1992 i Radiohead, in una canzone rimasta simbolo della band e inno per un’intera generazione di diversi o, se preferite, di sfigati: ragazzi nati in un mondo per la prima volta globalizzato, in cui gli universi si estendevano all’infinito portando gli individui a sentire il contatto con l’esterno in maniera sempre più labile e alienante.

What the hell am I doin’ here? I don’t belong here”. A tradurre in immagini i versi di quel brano è oggi la regista britannica Catherine Prowse, autrice di un nuovo corto animato dedicato al concetto di normalità.

IL CORTO ANIMATO DI CATHERINE PROWSE

Realizzato per il servizio di consulenza per giovani e giovanissimi Childline, il video – dal titolo Nobody is Normal – racconta in poco più di un minuto le emozioni contrastanti di un ragazzino alle prese con il disagio di sentirsi diverso. Il suo volto, infatti, è solo una maschera indossata per sembrare simile ai suoi compagni di scuola. Un camouflage che presto si rivela tale, portando allo scoperto la vera identità del protagonista.
Un filmato rapidissimo e senza parole, capace di racchiudere in pochi fotogrammi una bellissima, irrefutabile, verità: nessuno di noi, in fondo, è davvero normale. E va bene così.

di Alex Urso

Fonte: Artribune

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