Big Pharma conta i soldi e stringe accordi segreti e onerosi con i governi di tutto il mondo. Gli esperti, intanto, predicano la calma: tutti sperano nell’arrivo di vaccini efficaci che permettano di lasciare per sempre alle spalle l’emergenza Covid-19, ma la fretta e la promessa di rapidi quanto lauti guadagni rischia di portare a drammatici errori.

La lista degli esperti che si dicono scettici rispetto alle promesse fatte dalle cause farmaceutiche è sempre più lunga, con il virologo Andrea Crisanti e la microbiologa Maria Rita Gismondo a esprimere per primi delle perplessità. Ora, ecco arrivare altre voci nella stessa direzione.

“Dei tre vaccini annunciati solo uno ha effettuato la registrazione a Fda, l’autorità regolatoria americana, e nessuno l’ha ancora fatto con Ema, l’ente europeo corrispondente. Dovranno essere loro a stabilire, in base ai dati clinici, se i vaccini avranno un profilo di sicurezza adeguato per essere autorizzati all’immissione in commercio”. A dirlo, attraverso le pagine di Italia Oggi, è Nino Cartabellotta, medico e presidente Gimbe, fondazione specializzata in ricerca sanitaria.

Cresce la perplessità dei medici: "I vaccini vanno ancora tutti valutati"

 

“Al momento – ha spiegato Cartabellotta – stiamo discutendo soltanto sui dati riportati da comunicati stampa di aziende produttrici”. Poi, una considerazione sul sistema di monitoraggio delle Regioni adottato dal governo e basato su una diversa colorazione in base alla gravità della situazione: “È inadeguato e tecnicamente complesso, soggetto a numerosi passaggi istituzionali e risente di numerose stratificazioni normative. Attribuisce un ruolo preponderante all’indice Rt e, soprattutto, fotografa una situazione che è vecchia di 2-3 settimane”.

Altro aspetto dolente, il piano del governo per una vaccinazione antinfluenzale massiccia, che doveva permettere, nelle intenzioni, di ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiavano di intasare gli ospedali. Obiettivo fallito, anche perché “il ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto la necessità di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio”.

Fonte: Il Paragone

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