Una storia malinconica e triste.. Una normale famiglia del comprensorio orvietano.

Un normale marito.

Un uomo tranquillo e per bene.

Che trascorre le sue giornate serenamente in compagnia della moglie e della sua adorata figlia.

Sereno perché ‘finalmente la figlia ha realizzato il sogno della sua vita.

Fare la maestra alla scuola dell’ infanzia ad Orvieto.

Amata dai suoi alunni e ben voluta dalle sue colleghe.

Per quel suo esser sempre gioviale e disponibile..

Felice di entrare ogni mattina nella sua classe e accogliere con un abbraccio e un sorriso i suoi piccoli tesori..

Poi, in una afosa notte di fine agosto di quattro anni fa, accade quello che non dovrebbe mai accadere.

Alle 3.36 una scossa di terremoto sconvolge la cittadina di Amatrice.

Crollano case, alberghi, chiese..298 vittime. Vittime più che della scossa di terremoto della solita mala politica nostrana e della superficialità e avidità di chi, davanti agli interessi e tutela della collettività, pone con egoismo i propri.

Tra le 298 vittime c’è anche la maestra orvietana con l’adorato marito.

Un dolore indicibile è indescrivibile per il padre e la madre.

Non umanamente comprensibile e accettabile.

Passano 4 anni.

Si prova a sopravvivere sempre nel ricordo di quella amata figlia.

Creando e portando avanti una associazione che ricorda quell’ora e quel minuto. Le 3.36.

Una associazione no-profit che opera nel sociale, organizzando eventi per raccogliere fondi con i quali aiutare enti e persone bisognose.

Si regalano apparecchiature all’ospedale, si finanzia una sala multimediale all’avanguardia nella scuola della figlia, sala a lei intitolata, e si finanziano progetti atti a migliorare le condizioni di vita di tanti.

Sempre in nome e per quella figlia e il suo compagno di vita.

Arriviamo ai giorni nostri. Sono trascorsi quattro anni dopo quel novembre freddo e nebbioso.

Con la vita di tutti sconvolta e radicalmente limitata da un terribile e quasi invincibile virus che va sotto il nome di covid19.

Un virus vigliacco, che ghermisce i più deboli e i più esposti, che vigliaccamente affonda i suoi terribili colpi sui più fragili, su quelli meno in grado di farvi fronte e più provati dalle vicende della vita.

E così se ne vanno quasi insieme, prima la moglie, tre giorni dopo il marito.

Lasciando tanti rimpianti e un senso di grande vuoto e dolore.

Con l’unica speranza, per noi che li abbiamo conosciuti e imparati ad apprezzare e rispettare, che finalmente in qualche punto nascosto e remoto del cielo possano finalmente ritrovare e riabbracciare la loro amata figlia.

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