I quotidiani argentini hanno diffuso la notizia. L’ex Pibe de Oro aveva 60 anni, era nella sua casa di Tigre. Dieci giorni fa aveva lasciato l’ospedale dopo un intervento al cervello.

Diego Armando Maradona è morto. Un arresto cardiorespiratorio ha portato via l’ex Pibe de Oro che aveva appena compiuto 60 anni. Una notizia choc per il mondo del calcio e per l’Italia, soprattutto in Argentina, dove la sua prima squadra il Boca Junior ha comunicato che non scenderà in campo, e per la sua Napoli dove aveva giocato dal 1984 al 1991.

Si era già sentito male nel giorno del suo sessantesimo compleanno, venerdì 30 ottobre. Era stato ricoverato in una clinica di La Plata. Poi era stato trasferito nella clinica Olivos di Buenos Aires (l’ingresso dell’ambulanza era stato accompagnato da un corteo di mezzi delle forze dell’ordine, come si era potuto vedere dalle immagini trasmesse dall’emittente argentina Tyc Sports, e di tifosi, alcuni con fumogeni azzurri) e martedì 3 novembre aveva subito una delicata operazione al cervello per rimuovere un ematoma subdurale. Cioè un coagulo di sangue che fuoriesce dalle vene e mette sotto pressione il cervello. Può ferire o lacerare il tessuto cerebrale vicino.

Sembrava avesse superato il momento più difficile ed era stato dimesso per la seconda fase del recupero da passare in un’abitazione privata nella zona del Nordelta, centro residenziale alle porte della Capitale argentina. La scelta era stata presa di comune accordo tra lo staff medico e l’entourage intimo di Maradona (le figlie, le sorelle e l’ex fidanzata Veronica Ojeda). Adesso le complicazioni e la morte di uno dei più grandi giocatori di sempre.

Maradona è stato il calcio. È stato tante vite, la prima ha avuto i suoi momenti più indimenticabili a Napoli: ci arriva nel 1984, dopo gli avvii in Argentina, al Boca Juniors, e due stagioni al Barcellona segnate da un’epatite e un infortunio causato dal calciatore basco Goikoetxea. È a Napoli che inizia la sua leggenda: Maradona porta la squadra a vincere il primo scudetto della sua storia nel campionato 1986-1987, con Ottavio Bianchi in panchina. In quella stagione il Napoli conquistò anche la Coppa Italia. Le vittorie continuarono nel 1989, con la Coppa Uefa, e nel 1990 con il secondo scudetto. Maradona diventa il simbolo del riscatto di una città. L’esperienza italiana di Maradona finisce il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che dà il responso di positività alla cocaina.

FONTE: Corriere della Sera.it

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