Nell’acquisto del “nuovo Modric” il ruolo chiave di Giuseppe Cionci, amico del governatore che doveva decidere del progetto dello stadio a Tor di Valle.

ROMA. Nella estenuante saga dello stadio di Tor di Valle, c’è una singolare storia apparentemente incongrua rispetto all’oggetto – la realizzazione della nuova casa della As Roma – che di quel progetto è coeva. La storia dell’acquisto del centrocampista croato Ante Coric, 23 anni. Un sorridente ragazzo dallo straordinario futuro calcistico alle spalle. Su cui lavorano da tempo, e a fari spenti, due magistrature (la procura di Roma e quella di Zagabria) e la Guardia di Finanza, inseguendo un’ipotesi investigativa che vorrebbe questo glorioso mistero di calciomercato, rivelatosi un bidone e costato alla società 8 milioni di euro, legato alla facilitazione del progetto dello stadio da parte della Regione. Una storia dove i soldi della compravendita – lo vedremo – passano per curiose mani e fanno ancor più curiosi giri. Da Roma a Zagabria. Da Zagabria a Cipro. E da Cipro di nuovo in Italia. E in cui, vedremo anche questo, fanno capolino vecchi fantasmi evocati nei verbali dell’inchiesta sul “Mondo di mezzo”.

“Il nuovo Modric”

È il 10 maggio 2018. La Roma viene da un’ottima stagione. La migliore della gestione americana culminata nel trionfo dell’Olimpico ai quarti di Champions contro il Barcellona. Un risultato che sembra autorizzare un futuro sportivo e societario improvvisamente luminoso. Un futuro che viene affidato all’architetto del “miracolo Siviglia”. Lo spagnolo Monchi. Eroe presto destinato alla polvere con il definitivo epitaffio di “barbiere di Siviglia”, in ragione delle sue sanguinose cessioni. Il 10 giugno del 2018 si completa il deal che porta Coric alla Roma. Da una parte della scrivania c’è l’allora Ceo Mauro Baldissoni, dall’altra i manager della Dinamo Zagabria Igor Kodžoman e Tomislav Svetina. Il prezzo è fissato in 8 milioni di euro. Pochi minuti dopo l’apposizione delle firme, i social media e la macchina della comunicazione giallorossa cominciano a pompare uno storytelling che rimbalza l’enfasi della stampa croata e diventa rapidamente virale: la Roma ha preso un campione. Un “crack”. Le pagine sportive romane celebrano dunque l’imminente arrivo a Trigoria del “nuovo Modric”. Anche se, per la verità, vengono scomodati anche Boban e Prosinecki.

Il gentlemen’s agreement

Che ne sia stato, calcisticamente parlando, del “nuovo Modric”, tutti quelli che masticano pallone, sanno bene. Coric si rivela un “pacco”. Con la maglia giallorossa colleziona tre presenze, tra cui una dimenticabile Caporetto contro la Spal, in casa (0-2). Poi viene mandato in prestito all’Almeria, seconda divisione spagnola, dove mette insieme la fame di 17 partite (solo sei da titolare) prima di essere spedito in Olanda, in Eredivisie, al Venlo, squadra che attualmente occupa la quintultima posizione in classifica, e dove ha giocato sin qui due gare su dieci. Possibile un abbaglio di queste proporzioni? Possibile. Nel calciomercato può accadere di tutto. E però – da qui prende le mosse l’inchiesta della Finanza – nella primavera del 2019, in una Trigoria in fiamme dove James Pallotta ha appena ordinato un grande repulisti di cui faranno subito le spese Di Francesco, Monchi e De Rossi, torna ad affacciarsi l’intermediario che ha condotto nell’estate precedente la trattativa Coric per conto della Roma. Il tipo chiede che gli vengano riconosciuti altri 500 mila euro di commissione in aggiunta al cachet (circa 500 mila) che aveva già percepito.

È una richiesta insolita. Non fosse altro per i tempi e per il calciatore che Coric ha sin lì dimostrato di non essere. Ma, soprattutto perché, ricontrollato il contratto di mediazione, la dirigenza della Roma non trova alcuna clausola che giustifichi la richiesta. Eppure, l’uomo insiste. È vero – concede – la cifra è fuori contratto, ma si trattava di un gentlemen’s agreement. “Avevo avuto un mandato a trattare fino a 13 milioni, la Roma ha chiuso a otto, mi spetta ancora il dieci per cento dei cinque milioni risparmiati”. Cinquecentomila euro, appunto. Il Ceo appena nominato da Pallotta e futuro Ceo della Roma dei Friedkin, Guido Fienga, consiglia all’uomo di scordarsi quel denaro non previsto dal contratto. È una mossa assai saggia. La storia, che potrebbe infatti chiudersi qui, diventa improvvisamente interessante agli occhi di chi indaga. E lo diventa per il nome di quell’uomo che bussa a denari.

Il mediatore

Si chiama Giuseppe Cionci. In una informativa della Finanza di Roma viene identificato come rappresentante “della società Cornersport Management Srl” della quale fa parte anche Pietro Leonardi, ex dirigente sportivo radiato, dalla carriera diciamo non esattamente luminosa, già coinvolto in svariate inchieste sportive e penali e soprattutto travolto dal crac del Parma prima (2015) e da quello del Latina poi (2016). Ma Cionci, già ad della Lodigiani Calcio (la terza società calcistica di Roma), ha una sorta di doppia vita. Perché oltre a fare il mediatore sportivo, è anche – se non soprattutto – uomo della politica. È stato direttore generale del giornale L’Ora di Palermo dall’89 al ’90, ed è stato editore di Cinque giorni, quotidiano free press ostile alla Giunta Alemanno. È amico di lunga data di Zingaretti, architetto della sua lista civica nel 2008, quando venne eletto presidente della Provincia e tra i fundraiser del suo comitato per l’elezione a Governatore del Lazio (2013). Un ruolo che venne sintetizzato in modo spiccio da Salvatore Buzzi in uno dei suoi verbali di interrogatorio nell’inchiesta “Mondo di Mezzo”, allorquando decide di proporre la sua geografia di grande elemosiniere della politica capitolina: “Cionci? è l’uomo dei soldi di Nicola Zingaretti”.

L’indagine numero Kn-Us-2/15

La coincidenza temporale tra l’operazione Coric e le vicissitudini politico-amministrative dello stadio nel periodo 2018-2019 sono una delle ragioni per cui alle 10.45 del mattino del 18 settembre di quel 2019, in via Tolstoj, al quartiere Eur, negli uffici della As Roma, bussano due ufficiali della Guardia di Finanza con in mano un ordine di esibizione documenti della Procura di Roma. Il documento che i due finanzieri devono notificare è – si legge – “In esecuzione dell’ordine europeo di indagine numero Kn-Us-2/15 della procura della Repubblica, ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata di Zagabria”.

Lo notificano – si legge – all’allora vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, cui vengono chiesti tutti gli “atti e i documenti afferenti l’acquisto e il trasferimento del calciatore Ante Coric dal club Gnk Dinamo Zagreb al club As Roma per il quale è stato concluso il trasferimento in data 10 maggio 2018, firmato dall’avv. Baldissoni e Igor Kodzoman e Tomislav Svetina”. A Baldissoni viene chiesto anche di indicare se la Roma si fosse avvalsa, al tempo della trattativa, di un intermediario per l’operazione – e, nel caso, di chi. Baldissoni indica il nome di Giuseppe Cionci.

L’indagine e il giro di soldi

Da quel momento, l’affaire Coric, il “nuovo Modric”, non è più una storia da bar sport. Diventa una questione giudiziaria. Per mesi, gli inquirenti italiani e quelli croati lavorano insieme. Scoprono infatti che degli 8 milioni arrivati a Zagabria perché pagati dalla Roma a saldo del ragazzo croato, a Zagabria se ne fermano solamente due. Probabilmente, quelli parametrati al reale valore del calciatore. Gli altri sei vengono “spacchettati” in due tranche di pari importo (tre milioni l’una). La prima prende la strada di una banca di Dubai e da Dubai rientra a Zagabria. La seconda, viene inviata su una banca di Cipro e di lì rientra in Italia. Ancora non è chiaro nella disponibilità di chi.

A questo punto, stando a quanto riferiscono a Repubblica fonti informate dell’indagine, le ipotesi investigative in piedi sono due. La prima è quella che nel gergo degli addetti vorrebbe la triangolazione dei pagamenti di Coric lo schermo “valutario” di un’operazione di riciclaggio di denaro: qualcuno ha fatto in modo che la Roma pagasse all’estero per un bene (le prestazioni di Coric) un valore gonfiato (e i tifosi romanisti possono dire quanto) per poi vedersi restituire il surplus in nero. La seconda ipotesi è invece quella “politica” ed ha appunto a che vedere con il doppio ruolo di Cionci. Aspirante agente di mercato, ma contestualmente amico di Zingaretti e prodigo di rassicurazioni in quella primavera del 2019 (millanterie?) sul destino del progetto di autorizzazione dello stadio in Regione. Nell’inchiesta, al momento, non risultano né reati ipotizzati, né persone indagate. Ma nessuno dei suoi protagonisti sembra avere gran voglia di tornare su quella storia. Non la nuova Roma dei Friedkin abituati al silenzio e al basso profilo. E già sufficientemente infastiditi dalle scorie di otto anni della saga di Tor di Valle. “No comment”, dicono dunque a viale Tolstoij. Non l’ex Ceo Mauro Baldissoni. Non ha voglia – fa sapere – di inseguire “storie fantasiose”. E, come accaduto in passato con altre inchieste, sfida a trovare una sola “prova” che dimostri che la Roma di Pallotta abbia commesso illeciti di ogni tipo.

A chiosa e per la cronaca, non più tardi del 24 ottobre scorso il Venlo di Ante Coric un risultato storico lo ha finalmente centrato. Ha perso 13-0 nella sfida di Eredivisie con l’Ajax. La più grande disfatta nella storia del campionato olandese. Annotano i tabellini che mister De Koning, allenatore del Venlo, le abbia provate tutte. Cinque i cambi effettuati. Ma a Coric non è stato neppure chiesto di togliersi la tuta.

FONTE: La Repubblica.it

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