L’episodio risale all’agosto scorso, davanti a un campo nomadi. I due protagonisti sono stati già trasferiti e saranno puniti. Accertamenti sulla registrazione audio di quanto accaduto nell’abitacolo, finita poi al Comando generale che ha aperto un’inchiesta

L’inchiesta è scattata ad agosto e ha già portato al trasferimento dei protagonisti. Ma adesso il Comando generale dei vigili urbani vuol capire cosa ci sia dietro all’incontro a luci rosse su un’auto di pattuglia a un campo nomadi nella zona nord di Roma fra due agenti appartenenti all’epoca dei fatti allo stesso reparto, il XV Gruppo Cassia. Perché se è vero che da una parte la vicenda è diventata di dominio pubblico nel Corpo, con battute e indiscrezioni più o meno piccanti, è altrettanto vero che adesso i vertici della polizia municipale vogliono capire se i due vigili – lui un agente di lungo corso e lei la figlia di un’alta dirigente, ora in pensione – siano stati presi di mira da qualcuno che sapeva dei loro incontri clandestini durante gli orari di servizio.

La vicenda, riportata in un primo momento dal quotidiano Leggo, era nota quindi al comando di piazza della Consolazione che da allora sta accertando eventuali responsabilità di altre persone e capire anche se a bordo di quell’autopattuglia ci fosse anche un collega dei due, visto che da circolare i servizi fuori dai campi nomadi dovrebbero essere effettuati in tre. Ma le indagini, in attesa dei provvedimenti disciplinari che colpiranno inevitabilmente i due amanti in divisa, puntano anche a chiarire cosa sia successo su quell’auto e come la registrazione di quei momenti hot siano finiti in mano a qualcuno che ha poi reso nota la vicenda. In particolare , viene sottolineato dai vertici della Municipale, quell’incontro – forse non il primo – non sarebbe stato ascoltato in diretta dalla centrale operativa generale, la storica Lupa, perché altrimenti sarebbe scattato subito un controllo dove si trovava la pattuglia tracciata dal sistema gps, e inoltre la registrazione di quanto accaduto nell’abitacolo non sarebbe accidentale – un microfono attivato per sbaglio, ad esempio, come ipotizzato in un primo momento – ma frutto di un gesto volontario, in quanto l’apparecchio si accende dopo aver digitato un codice. Insomma un vero e proprio giallo, che apre una serie di scenari che da imbarazzanti diventano ora anche inquietanti, con l’ombra di una vendetta, forse anche personale, che si allunga su tutta la vicenda.

 

Fonte: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_novembre_23/roma-vigili-fanno-sesso-nell-auto-servizio-ma-la-radio-accesa-aperta-un-inchiesta-49ac556a-2d7b-11eb-b83d-41802abb4d33.shtml

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