Scegliere chi salvare, nella pandemia da Covid-19, è difficilissimo. Ora spunta un documento, destinato a far parlare, che fornisce linee guida sulla priorità da dare in terapia intensiva.

Si intitola “Decisioni per le cure intensive in caso di sproporzione tra necessità assistenziali e risorse disponibili in corso di pandemia da Covid-19” ed è un documento destinato a far parlare di sé. Parliamo di un protocollo, pubblicato dall’Iss, messo a punto dalla Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva e dalla Società italiana di medicina generale e delle assicurazioni.

Nel testo si legge: “Fermo restando i principi costituzionali, si rende necessario ricorre a scelte di allocazione delle risorse. In particolare si dovrà accertare chi potrà con più probabilità o con meno probabilità superare la condizione critica con il supporto delle cure intensive. Quindi l’età non è più il solo criterio”. Il protocollo è rivolto prevalentemente agli anestesisti, fornendo linee guida sulla priorità da dare in terapia intensiva, nei casi in cui questi reparti vadano in sofferenza.

Il documento, in parole spicce, dice che avrebbe la priorità a essere assistito colui che ha maggiori speranze di sopravvivere. Come del resto sta accadendo in molte terapie intensive che si trovano a fare i conti con un surplus di malati rispetto ai mezzi, ai posti e al personale a disposizione. “Saranno garantiti comunque i diritti del malato”, è scritto in esso, che deve essere preso in carico con “gli strumenti possibili”.

Ecco chi ha la priorità di andare in terapia intensiva

Ma chi ha la priorità ad andare in terapia intensiva? Per ogni persona bisogna considerare: numero e tipo di comorbilità; stato funzionale pregresso e fragilità; gravità del quadro clinico attuale/presumibile impatto dei trattamenti intensivi anche in considerazione dell’età del/la paziente. La volontà della paziente riguardo alle cure intensive dovrebbe essere indagata il prima possibile, nella fase iniziale del triage; mentre l’età deve essere considerata nel contesto globale del quadro clinico del paziente.

In caso di incapacità del paziente, deve essere verificata con attenzione dai medici l’eventuale esistenza di volontà precedentemente espresse, attraverso le disposizioni anticipate di trattamento o una pianificazione condivisa delle cure. La Presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva Flavia Petrini ha dichiarato: “Lo scenario in cui si sono trovati a marzo sta purtroppo tornando attuale con un’intensità e una durata non ancora quantificabile. Per questo si è lavorato sui criteri di scelta di fronte ad un’eventuale carenza di letti in terapia intensiva”.

La Petrini ha aggiunto: “Ci sono situazioni in cui è impossibile trattare tutti. In questi casi la sola etica ippocratica risulta insufficiente. Occorre applicare il triage. E come ogni atto medico deve basarsi innanzi tutto sui criteri di appropriatezza e proporzionalità”.

In ogni caso la decisione di limitare le cure intensive, in fase di triage o successivamente se le condizioni cliniche del malato dovessero aggravarsi, non deve mai essere affidata a un solo medico. La decisione di desistenza da trattamenti futili deve essere assunta e condivisa da tutta l’équipe medico-infermieristica.

 

Fonte: https://news.fidelityhouse.eu/cronaca/terapia-intensiva-per-covid-19-spunta-un-documento-che-indica-ai-medici-chi-salvare-494394.html

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