I filosofi greci hanno stabilito le tre grandi coordinate dell’intero pensiero occidentale; mantenute sino all’età contemporanea: la conoscenza (il sapere) l’etica (il bene) e l’estetica (il bello).

Tuttavia in ciascuno dei terzieri della planimetria universale compare la medesima sostanza unificatrice: la perfezione e l’armonia.

Mantenendo lo sguardo storico-filosofico dobbiamo però concludere che uno dei più interessanti aggiornamenti intervenuti nel pensiero occidentale è venuto da un non filosofo: lo psicologo USA Daniel Goleman al quale va il non piccolo merito di aver stabilito la quarta coordinata: il Pàthos, inteso come capacità di suscitare un’intensa emozione e una totale partecipazione sul piano estetico o affettivo.

Molto interessante, a tal proposito, il libro di Sebastiano Maffettone, professore di Filosofia Politica presso l’Università LUISS di Roma dove dirige il Center for Ethics and Global Politics.

La pandemia da Covid-19 sembra restituire alla morte un valore universale, pubblico, da sempre inscritto nelle comunità umane, ma ormai da tempo per lo più relegato alla dimensione individuale e familiare.

Non numeri, ma persone, portate via sui camion militari di Bergamo, in un freddo corteo funebre senza cari, o morte nel silenzio delle case di riposo e degli ospedali.

Persone sì, nostri fratelli.

Si apre con una dedica alle vittime del coronavirus l’ultimo lavoro di Sebastiano Maffettone “Quarto shock: come un virus ha cambiato il mondo” (Luiss Univerity Press) e in chiusura, riporta appunto l’immagine recente, ma già passata alla storia, dei camion militari in uscita da Bergamo con i morti.

Da vivi biologicamente parlando, noi non siamo affatto indifferenti a ciò che accadrà dopo la nostra morte.

Cosa faranno figli, nipoti quando non ci saremo più? L’affetto per parenti e amici sembra permanere al di là dell’esistenza, nel dopo-vita.

È l’unità organica con gli altri a dare significato alla nostra esistenza. Che senso avrebbe altrimenti continuare a studiare, battersi per le proprie cause anche da anziani,” avere dei principi e credere nella giustizia se tutto ciò non avesse una continuità nel dopo-di-noi?”

Ciò trascende l’ambito delle relazioni contingenti nel desiderio di infinito. La pandemia rende particolarmente vivido e trasparente, quasi esplicito, il passaggio dal mio personale trapasso a quello della collettività.

Questo 2020 ci ha messo tutti di fronte alla nudità dell’animo, ha portato a scoprire la debolezza, ma anche l’importanza dell’essere umano; a riscoprire il valore della vita che va oltre la morte.

L’emergenza seguita alla diffusione del Covid-19 non è stata una “normale”, benché seria, crisi.

Secondo l’autore Sebastiano Maffettone, l’umanità è di fronte al quarto shock: un microscopico e subdolo virus ha cioè svelato agli umani tutta la loro insignificanza e impotenza, come solo i grandi del pensiero come Copernico, Darwin, Freud e forse anche Leopardi, avevano saputo fare precedentemente.

Improvvisamente ci siamo resi conto di come la società supertecnologica e iperglobalizzata che abbiamo costruito si trovi di fronte a una minaccia esistenziale per cause esterne.

Non tutto è controllabile e addomesticabile, in primis la natura.

Mentre politici, scienziati, economisti, medici ed esperti, a vario titolo, sono impegnati nel programmare nei dettagli la fase di ripresa, altre questioni – di carattere certamente urgente – rischiano di restare senza risposta: che ne sarà domani della nostra società?

“Il quarto shock” è un tentativo di fornire risposte e di formulare ipotesi programmatiche con gli strumenti della filosofia politica e dell’etica per cercare di capire meglio il presente e il futuro.

La protesta sociale potrebbe montare, come già successo in alcune occasioni.

Come affrontarla?

C’è molto a cui ripensare: in particolare la crescente disuguaglianza sociale e di reddito (tra il Nord e il Sud del nostro Paese e diverse categorie), i rapporti tra Stati che dovranno basarsi non più sulla sola competizione, ma sulla collaborazione; il green new deal da consolidare; la scuola e l’università da rivedere completamente.

Il virus ha distrutto tante certezze. Sta a noi tutti impegnarci a crearne di nuove, quando la pandemia sarà finita.

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