Scuole del Bel Paese aperte in presenza a macchia di leopardo. Il panorama delle scuole può tranquillamente essere paragonato ad un inestricabile e indecifrabile puzzle.

Il passaggio al 100% in didattica a distanza è stato stabilito alle scuole superiore e alle seconde e terze medie in zona rossa. Ma per gli altri gradi di scuola, decidono i presidenti di Regione. E anche lì, non senza eccezioni. Nella regione Basilicata è stata disposta la sospensione della didattica in presenza per tutte le scuole primarie e secondarie di I grado. In Campania le scuole sono tutte chiuse fino al 24 novembre, e si parla che nella medesima regione si avrà una proroga che porterà le scuole di questa regione a riaprire in presenza solo dopo le vacanze di natale. Anche in Calabria c’è la sospensione in presenza di tutte le attività scolastiche di ogni ordine e grado fino a tempo da definire.

Nel comprensorio orvietano, come in tutta la regione Umbria, sono in didattica a distanza tutte le scuole medie e superiori, sia pubbliche che parificate. Per adesso fino al 29 novembre. Ma voci non confermate parlano di una ulteriore proroga di tale modalità di offerta formativa.

Molti docenti si sentono trattati come “carne da macello” e ” mandati allo sbaraglio”, vittime sacrificali mandate a combattere nudi in una fossa di leoni, e non si sentono per niente tranquilli o sicuri.

Ovviamente questa insicurezza e paura latente inficia di molto la qualità della didattica offerta, a prescindere le belle e pompose frasi di rito raccontate dai docenti ai genitori in, a loro volta, grottesche riunioni online.

Docenti che nella realtà ribadiscono che stare sei o sette ore chiusi con venticinque alunni in trenta metri quadrati è come attendere solo il momento nel quale saranno “presi” e portati via dal virus.

Molto allarmante e assolutamente non trasparente la condotta del Ministero, che in fatto di contagio tra alunni e personale della scuola non fornisce dati chiari e aggiornati.

L’ultimo monitoraggio ufficiale in tal senso è datato 15 ottobre, quasi un mese e mezzo fa.

E il sospetto che serpeggia tra il personale della scuola è che questi dati aggiornati non vengano fatti filtrare per non sfatare il tabù portato avanti quotidianamente dal ministro Azzolina e suo entourage sul fatto che le aule siano luoghi sicuri e a prova di contagio.

Dati abbastanza attendibili anche se non ufficializzati dal ministero parlano, in riferimento alla popolazione in età scolastica (soggetti di età compresa tra i 6 e i 18 anni), di un numero di contagiati passati da circa diecimila casi ad inizio settembre a circa duecentomila al 20 novembre.

E sempre le stesse fonti narrano di circa quindicimila contagiati tra il personale della scuola e di una ventina di docenti di cui si ha notizia di decessi legati a covid fino ad oggi dall’inizio dell’anno scolastico.

Notizie non ufficializzate dal ministero ma che filtrano attraverso i social e le testate dei quotidiani locali.

Con amarezza si può dire che non fanno notizia docenti contagiati o deceduti a causa del covid.

Ovviamente giorno dopo giorno sempre di più serpeggia nervosismo, paura e insicurezza tra il personale della scuola.

Anche perché non si capisce il senso pratico e la vera utilità di queste aperture in presenza a macchia di leopardo o a fasi alterne, che rendono felici e realizzate quelle (pochissime) docenti che vivono solo per e nella scuola. Figure un po’ grottesche e fuori dalla realtà contestuale in questi tempi di dura convivenza con il covid. E che continuano a parlare di didattica come se tutto fosse come prima, come se non fossimo chiamati a difenderci quotidianamente da questo virus nefasto e spietato, che non permette la minima distrazione.

Per quanto concerne la scuola si ha la sensazione che si stia procedendo a tentoni, spinti anche dalle forti pressioni delle famiglie che tra il tenere tutto il giorno i figli a casa o mandarli sette o otto ore a scuola, nonostante il rischio molto alto di contagio, propendano nettamente per questa seconda soluzione.

Della serie meglio un figlio con il covid ma chiuso in una aula scolastica per buona parte della giornata che un figlio sano dentro casa tutto il giorno.

Il che aumenta a dismisura il senso di amarezza e d’inquietudine di questi nostri tempi dominati dal covid.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *