Non bastavano quegli 800 milioni di euro approdati improvvisamente nella manovra per «esigenze Parlamento» e segnalati giorni fa da Il Tempo. Fondi da spendere nel 2021 per iniziative decise dagli onorevoli.

Non bastavano nemmeno quei 400 milioni previsti nello stesso capitolo per il 2022 e gli anni successivi. Non bastavano. Perché nella legge di bilancio bollinata dalla ragioneria generale l’articolo 209 è stato cambiato. Nelle ultime bozze il titolo era già diventato più criptico: cancellato quel «fondo per esigenze Parlamento», i tecnici dei partiti avevano preferito un generico «Fondo per le esigenze indifferibili». Ma la vera novità è il testo dell’articolo: «La disposizione dispone che il fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n.190 è incrementato di 800 milioni per l’anno 2021 e 500 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022». Ecco il punto: 500 milioni all’anno dal 2022. Giusto 100 milioni in più rispetto alla prima formulazione. Un bel tesoretto, che asseconda le richieste degli stessi parlamentari della maggioranza. La relazione illustrativa non è illuminante: «La norma rifinanzia il Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione, istituito presso Ministero dell’economia e delle finanze».

La storia di quello che è stato ribattezzato «fondo marchette» arriva da lontano. Sono stati i capigruppo dei partiti che sostengono il governo a sollevare il problema in un vertice con il premier Giuseppe Conte e a lamentare che l’iniziativa delle Camere è, di fatto, annullata. I numerosi Dpcm del presidente del Consiglio e i provvedimenti firmati da singoli ministri hanno messo all’angolo deputati e senatori, costringendoli ad avere un ruolo solo marginale. Altro che la tanto decantata «centralità del Parlamento». Con il fondo, invece, gli onorevoli potranno finanziare le loro iniziative senza vedersele rimandare al mittente dalla ragioneria dello Stato che, in mancanza delle coperture finanziarie, blocca le norme.

«Ma cosa c’è di strano?», chiede più di un parlamentare. «Deputati e senatori sono eletti dal popolo ed è giusto che decidano cosa finanziare, semmai è quello che è successo finora che non va bene, ossia che Camera e Senato non possano fare niente perché non hanno i finanziamenti necessari». Ora non dovrebbero più esserci problemi: con un milione e 375 mila euro a testa fino alla fine della legislatura i parlamentari potranno togliersi parecchie soddisfazioni.

FONTE: Il Tempo.it

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