La marcia del coronavirus prosegue senza sosta tra gli allevamenti di visoni in Europa. In questi ultimi giorni, in Grecia sono stati individuati altri 4 focolai che si aggiungono al primo segnalato solo pochi giorni fa e almeno 16 lavoratori risultano anch’essi infettati.

In Italia sono in corso test diagnostici in un allevamento di visoni in Abruzzo (Castel di Sangro), a seguito di un sopralluogo dei Carabinieri del NAS, ma solo dopo che la LAV ha denunciato violazioni.

“Nonostante la evidente ed inarrestabile diffusione del coronavirus tra i visoni di tutta Europa, e con alcuni casi positivi anche in Italia già ad agosto (episodio reso pubblico dalla LAV), e nonostante i documentati casi di salto di specie uomo-visone-uomo con un virus mutato (fatto segnalato anche dall’Agenzia Europea per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, ECDC, nella Valutazione Rapida del Rischio rilasciata il 12 novembre), il Governo italiano non ha ancora dato alcun segnale di volere chiudere definitivamente questi allevamenti. L’allevamento di visoni per la produzione di pellicce oltre che essere crudele per gli animali è oggi anche pericoloso per la salute pubblica. L’inerzia del governo è irresponsabile”, dichiara la LAV.

A seguito di mappatura condotta dalla lega antivivisezione si sa che nel nostro Paese sono presenti circa 66.000 visoni in 8 allevamenti intensivi. La Lombardia ha la popolazione più alta di visoni nei 3 allevamenti presenti in provincia di Brescia (con 7.000 visoni) e Cremona (3.500 e 26.000). In Emilia Romagna ci sono 2 strutture in provincia di Ravenna (10.000) e Forlì-Cesena (2.500).
In Veneto altri 2 allevamenti in provincia di Padova (10.000) e Venezia (1.000). E un allevamento anche in Abruzzo in provincia de L’Aquila (1.500). Nel mese di agosto, in un allevamento di visoni (in provincia di Cremona) l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna ha condotto test diagnostici rilevando in almeno 2 campioni la presenza del virus SARS-CoV-2. Nonostante tale evidenza, non sono stati condotti test diagnostici nelle altre 7 strutture.

allevamenti visoni

In Italia nessuna autorità sanitaria sta attualmente svolgendo test diagnostici nei visoni di allevamento per verificare l’eventuale presenza del virus. Ciò in quanto l’Indagine Epidemiologica disposta dal Ministero della Salute prevede l’effettuazione di tali accertamenti solo a seguito di manifestazione di sintomi ascrivibili ad infezione o in caso di incremento di mortalità in allevamento; e, comunque, sulla base della discrezionalità della ASL/ATS o veterinario aziendale. Ad oggi, dunque, non è possibile affermare che gli allevamenti italiani di visoni non sono serbatoi del coronavirus, soprattutto dopo le positività riscontrate nel mese di agosto.

Ecco il Report della LAV che racconta cosa sta succedendo negli allevamenti di visoni di tutto il mondo

Olanda

Da fine febbraio, subito dopo i primi focolai, il governo avvia uno screening che ha permesso di intercettare (alla data dell’1 settembre) almeno 27 strutture su 42 e consistente in:
• segnalazione obbligatoria di sintomi ascrivibili ad infezione da SARS-CoV-2;
• conferimento settimanale obbligatorio di tutte le carcasse dei visoni che, per qualsiasi ragione,muoiono in allevamento, e conseguente accertamento della eventuale presenza del virus;
• screening sierologico, anche in assenza di sintomi, su campioni di animali in ogni allevamento (e in caso di inevitabili movimentazioni di animali tra allevamenti, in deroga al divieto generale).
Il 28 agosto,  il Governo annuncia il definitivo divieto di allevamento di visoni dal gennaio 2021 (consentendo alle strutture non infette di portare a termine l’ultimo ciclo di produzione), anticipando di 3 anni il divieto che, approvato già con legge nel 2012, sarebbe appunto dovuto entrare in vigore a gennaio 2024. Alla base di questa decisione, sono le evidenze prodotte dall’Istituto Nazionale per la Sanità Pubblica e l’Ambiente (Parere redatto dall’ OMT-Z Outbreak Management Team Zoonoses su richiesta del Center for Infectious Disease Control; e il Rapporto elaborato dal Wageningen Bioveterinary Research) circa i rischi per la salute pubblica nel mantenere attivi gli allevamenti di visoni.

Danimarca

La Danimarca è il primo produttore in Europa di pellicce di visone (17 milioni di pelli/anno, secondo al mondo dietro la Cina). L’approccio danese alla minaccia Coronavirus tra i visoni cominciata con i primi focolai il 17 giugno, è stato quello di non abbattere i visoni. A seguito di questa strategia, da giugno a fine settembre la Danimarca si è ritrovata con 41 focolai e numerose persone (allevatori e operatori del settore) infettate dal SARS-CoV-2 e proveniente dai visoni (è stato documentato lo stesso sequenziamento genetico del virus rilevato negli animali). Poi il 1 ottobre, il
Governo danese annuncia di dovere procedere al necessario abbattimento di tutti gli animali presenti negli allevamenti infettati, e di tutti gli animali in allevamenti rientranti nella principale area di diffusione del virus. Nonostante tale drastico provvedimento, la diffusione del virus tra i visoni continua: il 4 novembre, un mese dopo l’inizio dei primi abbattimenti, i focolai interesseranno 207 allevamenti. Il 4 novembre, la prima ministra danese Mette Frederiksen annuncia la decisione del governo di dovere procedere all’abbattimento in urgenza di tutta la popolazione di visoni (in un solo mese i focolai sono passati da 41 a 207 e il virus mutato nei visoni si è diffuso nella popolazione).

Spagna

Sono presenti 38 allevamenti con circa 500.000 visoni e dal 2007 non è possibile avviarne di nuovi perché il visone americano (specie allevata per la produzione di pellicce) è stato inserito nella lista nazionale delle “specie aliene invasive”, per la tutela dell’autoctono visone europeo di cui è presente una popolazione residua.
Il 22 maggio a seguito di casi di lavoratori di un allevamento a Tereul (Aragona) malati di Covid-19, la Direzione Generale per la Qualità e la Sicurezza Alimentare ha posto in osservazione sanitaria la struttura. Tutti i test condotti su animali, che peraltro non manifestavano sintomi ascrivibili ad infezione da SARS-CoV2, risultano negativi sino alla data del 22 giugno quando si riscontrano 5 campioni positivi su 30 prelievi biologici testati. Tutti gli oltre 90mila visoni dell’allevamento vengono abbattuti. Non risultano essere in corso o stati svolti ulteriori accertamenti diagnostici nella popolazione di visoni, così come non risulta essere in corso o attuata attività di sequenziamento del genoma del virus isolato tra gli animali o nella popolazione di comunità prossime agli allevamenti.

Stati Uniti

Da inizio agosto ad oggi risultano 11 focolai (9 nello UTAH, 1 nel Wisconsin, 1 nel Michigan). Non risultano essere in corso o stati svolti ulteriori accertamenti diagnostici nella popolazione di visoni, così come non risulta essere in corso o attuata attività di sequenziamento del genoma del virus isolato tra gli animali o nella popolazione di comunità prossime agli allevamenti.

Svezia

A seguito del primo focolaio del 23 ottobre nella contea di Blekinge, sono stati intercettati altri 9 focolai in altrettanti allevamenti e test diagnostici vengono condotti su tutti gli animali che, per varie cause, muoiono in allevamento. La fonte di infezione di questi nuovi allevamenti non è stata ancora determinata, ma le autorità sanitarie stanno indagando su eventuali casi umani di Covid-19 riconducibili agli allevamenti; in particolare, il proprietario del primo allevamento e suo padre sono risultati positivi e potrebbero essere l’origine dell’infezione. E’ in corso sequenziamento del genoma del virus isolato sia nei visoni che nelle persone.

Grecia

Il 12 novembre viene individuato il primo focolaio. A seguito dell’improvvisa morte di diverse decine di visoni in un allevamento di Kaloneri nel nord della Grecia, le autorità sanitarie locali hanno condotto test diagnostici sugli animali ed individuato almeno 9 positività al coronavirus SARS-CoV-2. Risultano infettati anche l’allevatore proprietario dell’allevamento e alcuni operatori. I 2.500 visoni presenti nell’allevamento sono stati abbattuti e verranno condotti test diagnostici a campione nella intera popolazione di visoni (circa 1 milione) presente negli allevamenti della Grecia.
Accertamenti sono in corso per risalire alla catena di contagio e verificare se, oltre al passaggio uomo-visone si è verificato anche il passaggio inverso del salto di specie, visone-uomo e con quale variante.

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Fonte: LAV / https://www.greenme.it/informarsi/animali/visoni-coronavirus-europa/

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