Mauro Bussoni (Confesercenti) ad Huffpost: “L’online in questo momento opera in condizioni di monopolio. Intervenga l’Authority per mandare internet in zona rossa”

La partita del Natale è cominciata già da ottobre. Con un anticipo di un mese rispetto al canonico venerdì di novembre, Amazon ha indetto il Black Friday, offrendo sconti e invitando i clienti a non perdere tempo. Il messaggio è ripetuto dalla pubblicità, su ogni mezzo di comunicazione: non arrivate all’ultimo momento, mettete da parte oggi i regali che andranno sotto l’albero. Per molti negozi, ci dice Confesercenti, le vendite natalizie compongono il 40% degli incassi annuali: le restrizioni dovute alla pandemia rischiano di azzoppare definitivamente alcuni commercianti, soprattutto perché, dall’altra parte del campo, l’ecommerce corre velocissimo. “Non acquistate su internet, sostenete i negozi della vostra città” si legge in numerosi appelli affidati ai social, spinti da manifestazioni, spesso appoggiati dagli stessi comuni e consumatori. Fino alla richiesta estrema, seppur di improbabile fattibilità: bloccate gli acquisti online.

Se per normativa anti contagio i negozi devono restare chiusi, avviene naturalmente un travaso delle vendite su internet. La pandemia ha messo il turbo agli acquisti online degli italiani e secondo un recente sondaggio curato da Nomisma e Crif, il 70% degli intervistati ha fatto almeno un acquisto sul web nell’ultimo anno e gli italiani hanno continuato a fare spesa digitale anche dopo il lockdown. Per Confesercenti si tratta di concorrenza sleale e vogliono chiedere dunque un intervento dell’Authority. “L’online in questo momento opera in condizioni di monopolio”, dice ad Huffpost, Mauro Bussoni, segretario nazionale dell’associazione di categoria, “Chiederemo se in una fase come questa, dove i negozi fisici sono chiusi, sia giusto che ci sia l’attività online che opera in presenza di condizioni di mercato che non sono pari. C’è un problema di equilibrio di mercato”.

La soluzione? Dovrebbe essere drastica (o più probabilmente irrealizzabile): “Mi rendo conto di dire una frase pesante, ma io credo che in una fase come questa, l’Authoriy dovrebbe rispondere dicendo: sospendiamo le vendite online dei prodotti non essenziali”. Anche internet andrebbe in zona rossa, insomma: “Non siamo contro l’online, è una vetrina enorme. Sicuramente sarebbe una scelta limitante per i consumatori, ma dobbiamo salvaguardare una rete economica che non è in grado di competere”.

Una richiesta non distante da quella mossa in Francia un gruppo di politici, personalità del mondo letterario e ambientalisti, che chiedono un Natale senza Amazon: no ai regali acquistati sul colosso dell’e-commerce, sì allo shopping nei negozi di quartiere, con il ricorso all’economica circolare. “Caro Babbo Natale, quest’anno ci impegniamo per un Natale senza Amazon” si legge nella petizione, che vede tra i firmatari il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, l’ex ministro dell’Ambiente, Delphine Batho, il cantautore Francois Morel. L’appello, accompagnato dall’hashtag #NoelSansAmazon, punta l’indice sulle conseguenze sociali, fiscali e ambientali negative dello sviluppo di Amazon. La petizione – che chiede anche leggi che rallentino lo sviluppo in Francia del colosso fondato da Jeff Bezos – è firmata anche da France Nature Environnement, Greenpeace, la Confederazione dei commercianti di Francia, il sindacato delle librerie francesi, oltreché dal regista Cyril Dion, la scrittrice Christine Orban, il vignettista Philippe Geluck.

Secondo i dati forniti da Confesercenti, ci sono circa 190mila negozi chiusi nelle zone rosse, e altri 250mila sottoposti a restrizioni, come ad esempio la chiusura nel weekend, nel resto d’Italia. Tantissime imprese rischiano di non aprire più. Qualcuno avrà delle attività online, ma resta una percentuale piccola: “Le piattaforme di ecommerce godono di privilegi, da anni chiediamo una web tax. La sperequazione sul piano fiscale sta giustamente scaldando gli animi dei commercianti”. E la loro voce si alza sul web, oltre che nelle strade dei comuni che abitano. A Omegna, in Piemonte, è il Comune a lanciare l’appello: “Non fate acquisti su Internet, sostenete i commercianti della città”. “Se saltiamo anche il Natale per noi è la fine” dicono i proprietari dei negozi. Ad Altamura, in Puglia, è andata in scena una manifestazione silenziosa: circa 60 esercenti hanno realizzato un’istallazione con cartoni e buste appese ad alberi e pali della luce. Il presidente del Centro Commerciale città di Lucca chiede un “sostegno concreto” ai cittadini, invitandoli a “fare acquisti nei negozi tradizionali di vicinato e non tramite i canali online”.

C’è chi poi l’onda di internet prova a sfruttarla. L’Associazione Commercianti Albesi, ad esempio, ha lanciato una nuova campagna di sostegno al piccolo commercio il cui messaggio è il seguente: “Non comprare dai soliti colossi! Per i tuoi acquisti online rivolgiti ai negozi di Alba Langhe e Roero!”. Ma, ci dice il segretario Bussoni, non è sufficiente: “Questa pandemia ha sviluppato la fantasia degli imprenditori: c’è stata una tendenza a modernizzarsi, con consegne a domicilio e l’utilizzo di piattaforme online. Chiaramente questo non può bastare a garantire un equilibrio di mercato. Lo svantaggio competitivo resta”.

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