La testata britannica incorona l’artista italiana in occasione dell’uscita del musical “Explota Explota”.

“Raffaella Carrà: la pop star italiana che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso”: così il Guardian incorona la presentatrice, cantante, ballerina e attrice italiana. L’articolo della testata britannica ripercorre la lunghissima carriera dell’artista, che a giugno ha compiuto 77 anni, definendola “icona culturale che ha rivoluzionato l’intrattenimento italiano e ha dato alle donne la possibilità di prendere l’iniziativa in camera da letto”.

L’occasione per l’articolo è data dall’uscita del musical Explota Explota del regista uruguaiano Nacho Alvarez, che ha costruito una trama attorno alle canzoni della Carrà, realizzando una commedia leggera, piena di equivoci, sogni, drammi amorosi, riconciliazioni e risate. Il film, infatti, mette al centro con i toni da commedia il tema della censura, mostrando chi misura la lunghezza delle gonne delle ballerine e chi sforbicia le scene di danza più provocanti.

La pellicola vuole essere un omaggio alla lotta per la libertà di espressione in tv a cui contribuì la stessa Carrà, mostrando per la prima volta l’ombelico in tv ballando il Tuca Tuca nel 1971 a Canzonissima, e dividendo l’Italia tra indignati e progressisti. Il Guardian scrive:

“La Carrà indossava tute proto-glam, mantelle, strass, piume e abiti avvitati (recentemente oggetto di una mostra in un museo) accompagnati da un caschetto biondo che rende scialbo perfino il look di Anna Wintour, ma ciò che la distingueva era una combinazione di sex appeal e semplicità. Ha insegnato alle donne che avere il libero arbitrio in camera da letto non era scandaloso, che andava bene innamorarsi di un uomo gay e che non tutte le relazioni sono esattamente sane. ‘Penso che Raffaella Carrà abbia fatto di più per liberare le donne rispettto a tante femministe’, ha detto l’artista Francesco Vezzoli , curatore di TV 70, una mostra sulla televisione italiana degli anni ’70 per la Fondazione Prada nel 2017”.

Il musical Explota Explota sarà proiettato al Tallinn Black Nights film festival (in programmazione dal 13 al 29 novembre), al Festival Internazionale del Cinema di Almería (in programmazione dal 14 al 21 novembre) e al Torino Film Festival (in programmazione dal 24 al 28 novembre).

Ma il Guardian va oltre il film e si concentra sul valore culturale del fenomeno Carrà sul fronte dell’emancipazione sessuale in Italia e poi in Spagna, insomma nell’Europa cattolica. A partire dal titolo: «Raffaella Carrà, la pop star italiana che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso». Dal balletto ammiccante del “Tuca Tuca” alla canzone “A far l’Amore comincia tu”, talmente rivoluzionaria da far dire al Guardian che Carrà è stata «Un’icona culturale che ha rivoluzionato l’enterteinment italiano e ha dato alle donne la possibilità di prendere l’iniziativa in camera da letto».

La scossa agli show

L’analisi del Guardian è documentata: «Tecnicamente parlando, l’Italia aveva cantanti vocalmente più forti» e fa l’esempio di Mina, «un mezzo soprano virtuoso» e Milva «la rossa per le sue tendenze politiche e la criniera», Patty Pravo, «un contralto androgino» e Giuni Russo »che ha sublimato la tecnica operistica in pop». Ma Carrà le ha superate tutte. Quando, a partire dal 1968 la cultura giovanile divenne più politicizzata, lei capì che «l’intrattenimento italiano aveva bisogno di una scossa di energia». E così fece, diventando la vera icona pop che piaceva però anche alle casalinghe. La stessa Carrà disse nel 1974: «Non traggo ispirazione da nessuno: parlo ai bambini, ai papà che guardano gli sport, alle mogli, quindi alle famiglie italiane che guardano la tv»

L’ombelico e il Tuca Tuca

Il Guardian procede a raccontare poi la storia di questa rivoluzione con una precisione da far invidia a Tv Sorrisi e Canzoni. Tutto inizia quando, nella sigla di apertura di Canzonissima, Raffaella cantava e ballava indossando un crop top che scopriva l’ombelico: «Era la prima volta che qualcuno osava esporre l’ombelico nella Tv nazionale. Il Vaticano e la direzione conservatrice della Rai, la tv nazionale italiana che trasmetteva Canzonissima, ne rimasero scandalizzati». E l’autrice ricorda anche che Carrà venne stroncata da Maurizio Costanzo che la definì: «La regina del così così». Ma l’onda pop non fu smorzata dalla censura, anzi, andò avanti e segnò un altro colpo con il “Tuca Tuca”, ballato a due con Enzo Paolo Turci, che tra parole (“Ti voglio”) e mosse rischiò davvero di essere oscurato non fosse stato per lo sdoganamento di Alberto Sordi: mossa geniale da parte della Carrà invitarlo a ballare in tv. Il pubblico adorava le canzonette e le facili coreografie, ma la stampa continuava a bocciare le perfomance, sottovalutandone la portata “pop-rivoluzionaria”.

Caschetto, strass e sex appeal

La grandezza di Carrà secondo il Guardian? « Il mix di sex appeal e accessibilità». Merito anche dei look: le tute (jumpsuit) definite “proto-glam”, gli strass, le mantelle, le piume. Avremmo aspettato ancora almeno quattro decenni prima di vederle riproposte sulle passerelle dei grandi nomi della moda (da Gucci a Saint Laurent a Moschino). Per non parlare del caschetto biondo, al cui confronto «il look di Anna Wintour diventa scialbo». Questa sì che è una consacrazione di moda.
Ma il piatto forte è il suo contributo alla liberazione sessuale femminile:«Ha insegnato alle donne che il libero arbitrio in camera da letto non era scandaloso, che è ok anche innamorarsi di un uomo gay e che non tutte le relazioni sono esattamente sane» scrive ancora Angelica Frey e poi, citando Francesco Vezzoli, «Penso che Raffaella Carrà abbia fatto di più per liberare le donne di molte femministe».
Dopo aver rivoluzionato l’entertainment televisivo italiano Carrà riesce a ripetere il successo anche nella Spagna appena uscita dal Franchismo con il programma La Hora de Raffaella: «il suo impatto sulla cultura pop spagnola è stato così grande che, nel 2018, il re di Spagna l’ha nominata dama, “al orden del mérito civil”, per essere “un’icona di libertà”».

Far l’amore da Trieste in giù

La liberazione sessuale secondo Raffaella Carrà ha avuto uno dei suoi massimi momenti con canzoni come «Tanti Auguri» (quella di “Come è bello far l’amore da Trieste in giù): «un inno al sesso e alla sessualità. Immaginate tutte quelle donne alla periferia di Roma o in provincia di Brescia che pensavano che fare l’amore fosse un atto che potevano compiere solo con i loro mariti in modo molto infelice» dice ancora Vezzoli intervistato dal Guardian.
Non si poteva non citare la vicinanza al mondo gay anche grazie a canzoni come “Luca” in cui Carrà racconta di quando si era presa una cotta per un ragazzo omosessuale: «Parlare di omosessualità in modo così pratico e leggero era inaudito nell’Italia cattolica, repressa e scandalizzata, e non sorprende vedere come Carrà sia diventata un’icona gay internazionale».
Conclusione memorabile: «la maggior parte degli inni pop sessuali di Carrà sono un prodotto della tv italiana degli anni 70, ma non sono reliquie del passato: gli italiani conoscono ancora i testi a memoria e li cantano non appena si presenta l’occasione». Prova ne è la celebrazione dentro il film «La grande Bellezza» dove i protagonisti ballano su «A Far l’amore comincia tu» remixata da Bob Sinclair diventando, però, colonna sonora di una società in decadenza. Ma eravamo già in un altra epoca.

FONTE: Huffingtonpost.it Corriere della Sera.it

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