Il coordinatore del Cts all’HuffPost: “Ogni misura adottata con norme di legge necessita di un periodo temporale di non meno di due settimane”

Partiamo dai dati di oggi: 37255 nuovi casi, 544 morti, numeri più bassi di ieri. I ricoveri in terapia intensiva, invece, aumentano leggermente. Cosa ci dicono questi numeri, dottor Miozzo?

Ci dicono che siamo nel pieno dell’epidemia, i numeri sono molto importanti e danno perfettamente il senso della gravità del momento, che ha imposto misure severe e dolorose al Paese. Ci dicono anche che la curva sembrerebbe rallentare, l’indice Rt sta scendendo ed è probabilmente effetto delle restrizioni adottate con i precedenti Dpcm, dall’obbligo della mascherina in avanti. Quindi anche segnali debolmente positivi, che ci devono incoraggiare ad andare avanti con il rigore di cui siamo capaci, ma anche nella fiducia che supereremo pure questa seconda fase.

Agostino Miozzo è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico. HuffPost gli ha chiesto di analizzare la situazione dell’evoluzione del virus, alla luce degli ultimi numeri sul contagio e dei risultati delle analisi della Cabina di regia affidate all’ultimo report, presentato stamattina, di Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute.

L’indice Rt scende, illustrando il report di Iss e Ministero della Salute il professor Locatelli ha parlato di “una iniziale, ma chiara decelerazione della curva. Per consolidarla però ci vorranno due settimane. Vediamo la luce in fondo al tunnel?

Il professor Locatelli ha perfettamente descritto l’evoluzione della curva, ripeto quello che ho detto poc’anzi: siamo nel pieno della crisi anche se qualche debole segnale di miglioramento sembra affacciarsi. Volendo essere ottimisti, possiamo dire che vediamo la luce in fondo al tunnel. Ma il tunnel è ancora molto lungo, mi creda.

Da un lato si intravedono segnali che spingono a ritenere che le misure varate stiano funzionando, dallaltro cè il numero dei casi, ancora significativo. Che significa?

Abbiamo più volte detto che ogni misura adottata con norme di legge necessita di un periodo temporale di non meno di due settimane. Ci sono stati almeno 4 Decreti del presidente del Consiglio che si sono susseguiti nelle ultime settimane; ognuno dava indicazioni precise, identificando Regioni per le quali le valutazioni della Cabina di regia, istituita presso il Ministero della Salute con Istituto Superiore di Sanità e Regioni, consideravano un potenziale rischio e quindi si è ritenuto necessario imporre restrizioni. Non possiamo e non dobbiamo reagire seguendo i dati quotidiani. Dobbiamo valutare un periodo di tempo più significativo per poter dire se le misure sono efficaci o se si rendono necessarie ulteriori restrizioni. Questo defatigante esercizio è fatto per tentare di scongiurare ciò che sarebbe un durissimo colpo per la vita sociale ed economica del Paese, ossia il lockdown generale che abbiamo già vissuto a marzo e aprile.

La pressione sugli ospedali è il problema più grande e riguarda tutte le Regioni. Sono tutte a rischio o in qualcuna su questo fronte la situazione va meglio?

In alcune regioni rosse vi sono aree urbane soggette a grave pressione sugli ospedali ed altre aree limitrofe che soffrono meno la pressione della domanda in pronto soccorso, nei ricoveri e nelle terapie intensive. In quei casi si stanno mettendo in atto trasferimenti dei pazienti da una città all’altra.

Il rischio di un lockdown generale è scongiurato?

Questa epidemia ci ha insegnato che non ci sono regole scolpite sulla pietra, l’incertezza regna sovrana sia nel mondo scientifico, che sta rincorrendo analisi e studi sul virus, sia nei comportamenti sociali. Retrospettivamente dobbiamo dire che abbiamo fatto molti errori nei mesi passati, di disattenzione, incuria, distrazione rispetto a un percorso ben noto e di cui si conoscevano le possibili evoluzioni. L’estate passata spesso in libertà ci è costata cara, com’è noto. Ora possiamo dire che le nuove misure sembrano anzitutto essere rispettate con più rigore dai cittadini e probabilmente, come si diceva poc’anzi, sembrano dare effetti positivi. Questo potrebbe voler dire che il lockdown generale sembrerebbe allontanarsi come ipotesi. Ma, come vede , uso molto il condizionale. Se saremo rigorosi, forse il Natale sarà pur sempre in una dimensione di rigore, ma nella libertà limitata concessa dalle regole che ci stiamo dando oggi.

Altro grande tema è quello delle scuole. Ieri avete incontrato la ministra Azzolina per affrontare la questione. In Italia le scuole in parte sono state chiuse: ci sono segnali di allarme per il rischio contagio, com’è la situazione?

I segnali sono solo quelli che ci dicono che dobbiamo fare l’impossibile per riaprire le scuole e tornate alla didattica in presenza. I segnali sono che non è immaginabile protrarre per i nostri ragazzi questa distanza dal mondo della formazione, della cultura, della loro crescita come studenti ma soprattutto come cittadini. Altri Paesi europei vivono lo stesso dramma del lockdown, ma hanno mantenuto le scuole aperte e parlo della Francia, della Germania e dell’Inghilterra!

Gli ultimi giorni sono stati segnati da polemiche politiche per le misure restrittive e il caso dei dati mancanti o inviati in ritardo. Polemiche che non hanno risparmiato neanche il Cts: oggi linfettivologo Matteo Bassetti, riferendosi all’intervista di uno dei componenti, ha messo in dubbio ladeguatezza del Cts. Vorrei sapere come è stato selezionato, i criteri e i meriti scientifici di chi è entrato a farne parte, ha detto. Vuole rispondere?

I nostri esperti di comunicazione mi dicono che non si deve mai rispondere a queste provocazioni, ma le devo dire che alla mia età mi sono semplicemente scocciato di leggere questi giudizi ridicoli, anche perché dimostrano una eccezionale presunzione ed ignoranza. Il fatto di essere un professore di malattie infettive non dà a nessuno la patente di essere un bravo gestore di una emergenza, settore che lui conosce forse solo dal punto di vista clinico delle malattie infettive. Mi stupisco di questa foga nel denigrare il Curriculum Vitae di altre persone senza conoscerne il contenuto e senza conoscere la storia delle persone di cui si parla. Suggerirei all’esimio professore di leggere il Curriculum del dottor Fabio Ciciliano, poi di fare una sana doccia di umiltà e chiedere scusa per gli insulti gratuiti rivolti a un collega. E poi il professore ha contestato il Curriculum del dottor Ciciliano, ma non ha detto una parola sul contenuto dell’intervista. Curioso da parte di uno scienziato, non crede?

 

Fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/miozzo-cts-ce-luce-in-fondo-al-tunnel-ma-il-tunnel-e-ancora-molto-lungo_it_5fb02ae5c5b6d05e86e775cc

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