Era il 12 novembre dell’anno 2003. Alle ore 10,40 a Nassiriya, la strage: morirono 12 Carabinieri, 5 militari dell’Esercito, un cooperatore internazionale e un regista, vittime di un attentato esplosivo nel quale rimasero coinvolti anche 9 iracheni e che provocò 58 feriti.

I militari dell’Arma si chiamavano: Domenico Intravaia, Orazio Majorana, Giuseppe Coletta, Giovanni Cavallaro, Alfio Ragazzi, Ivan Ghitti, Daniele Ghione, Enzo Fregosi, Alfonso Trincone, Massimiliano Bruno, Andrea Filippa, Filippo Merlino; i soldati : Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi, Pietro Petrucci. Stefano Rolla e Marco Beci erano i due civili. La base Maestrale, che ospitava il personale dell’unitá di manovra del Reggimento carabinieri della Msu, fu ridotta a uno scheletro di cemento, con davanti un cratere profondo otto metri provocato dall’autobomba. Molti altri attentati si susseguirono negli anni.

Anche molti militari viterbesi sono stati e sono in missione all’estero.

L’Arma contribuisce allo svolgimento delle principali missioni alle quali l’Italia partecipa per il sostegno della pace sin dal 1855, quando un Corpo di Spedizione formato anche da militari dell’Arma dei Carabinieri Reali fu inviato in Crimea.

Sin da allora, l’Arma, nella sua duplice veste di Forza militare e di polizia, ha preso parte alle più significative esperienze nazionali condotte sotto egida ONU, NATO, OSCE o di coalizioni di volenterosi.

All’estero, i Carabinieri garantiscono le funzioni di Polizia Militare in supporto dei contingenti nazionali schierati e la sicurezza delle sedi diplomatiche italiane e, a livello internazionale, giocano un ruolo da protagonisti nello spettro delle attività di Polizia di Stabilità, che comprendono il monitoraggio del rispetto dei diritti umani, l’addestramento, la consulenza e l’assistenza delle Forze di Polizia locali e l’imposizione della legge .

Le chiamano “missioni di pace”, ma la pace sembra ancora lontana

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