Dalla Liguria alla Campania, sospetti sui dati sulla base dei quali i territori sono stati inseriti nelle fasce di rischio. Faro acceso anche dal Governo.

Il valzer dei numeri e dei colori finisce sotto inchiesta. Troppe oscillazioni dell’ultimo minuto nei dati forniti al governo sulle terapie intensive, troppe cose che non tornano sull’occupazione dei posti letto degli ospedali, troppe discrasie tra quanto vedono (e denunciano) i dottori nei reparti e quanto invece le regioni hanno comunicato all’Istituto superiore di sanità a Roma per farsi valutare e ottenere il colore del proprio lockdown. Giallo, arancione, rosso a seconda del rischio, e dunque, della pesantezza delle restrizioni necessarie per fermare il contagio. Una messe di numeri e di tabelle, in qualche caso bollate come «inattendibili» dallo stesso Iss, e su cui adesso saranno fatti degli approfondimenti. Il Governo ha attivato «una lente di ingrandimento». In Liguria si è mossa la procura di Genova. E i carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità (Nas) già da settimane stanno verificando, su delega di alcuni pubblici ministeri, l’utilizzo effettivo delle dotazioni inviate dalla struttura commissariale di Arcuri e la reale disponibilità dei posti letto per i malati covid. Tutto questo nel giorno record dei contagi: 39.811 uovi casi e 425 morti.

Le regioni reticenti:  i casi Campania e Liguria
Il caso più emblematico è quello campano. Non a caso segnalato dallo stesso Ministero della Salute e dall’Istituto superiore della Sanità nel report che ha portato alla attuale, e provvisoria, classificazione del rischio. In quel rapporto sono state segnalate cinque regioni – Liguria, Basilicata, Abruzzo e Veneto – che hanno inviato dati incompleti. O comunque non sufficienti per un’analisi che non scontasse un certo grado di approssimazione. Il problema principale riguarda però la Campania. Sia «per il ritardo di notifica – si legge nel rapporto – che rende non pienamente affidabile il trend dei casi», sia perché «le proiezioni di fabbisogno di posti letto non sono attendibili». Per capire a cosa si riferiscano dire basta vedere gli ultimi dati diffusi dalla regione governata da Vincenzo De Luca: è passata dai 925 posti disponibili di metà ottobre ai 1.608 di qualche giorno fa fino a 3.160 di oggi. Stesso discorso per la terapia intensiva: 335 prima dalla pandemia, 590 quelli imposti dal Governo, 640 gli attuali. La Campania ha fornito una spiegazione ai tecnici ministeriali parlando di «trasformazione» dei posti: in sostanza non ci sarebbero nuovi letti ma letti riconvertiti, con un processo velocissimo che porta ad avere anche mille posti in più in un giorno. Una situazione – fanno notare dal ministero – non coerente con gli assalti agli ospedali che si registrano in queste ore.
Alla stessa considerazione sono arrivati anche i sostituti procuratori di Genova che hanno aperto un fascicolo proprio sui dati consegnati al governo e che hanno portato la Liguria in fascia gialla. «Stiamo verificando cosa sia stato inviato al ministero della Salute – spiega una fonte investigativa – e se siano dati compatibili con la realtà del nostro territorio». L’accertamento nasce da due circostanze: l’anomalia di statistiche che registrano contagi in frenata, addirittura ricoveri in diminuzione (ieri meno 15 rispetto al giorno precedente ) a fronte di più morti registrati, e, seconda circostanza, i pronto soccorsi presi d’assalto. A porre interrogativi sono state anche le osservazioni dell’Iss, che ha definito i dati arrivati dalla Liguria «sottostimati», e, di conseguenza, alcune proiezioni «non valutabili». Il governatore Toti, però, non ci sta. «Nulla da nascondere».

Il faro del Governo
Nelle ultime settimane per due volte la task force guidata dal commissario Domenico Arcuri ha chiesto conto dell’utilizzo del materiale inviato alle Regioni. E in particolare dei respiratori mandati in Lombardia: dopo la prima fase, in estate, sembravano come spariti per poi riapparire di recente. “Il problema è chiaro”, sostiene Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma. “Alcune Regioni forniscono i dati tardi e male”. E Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare di Padova, aggiunge: “C’è poca trasparenza da parte del governo che ha un algoritmo i cui pesi nessuno conosce, e i 21 parametri utilizzati fanno affidamento su un sistema di sorveglianza che è venuto a crollare» .
Che ci sia qualcosa che non va è evidente. «Ci sono regioni gialle con file ai pronto soccorso e rosse dove la situazione è più gestibile» dice una fonte del Governo. Ancora la Calabria: la sera della firma sull’ultimo Dpcm, il numero delle terapie intensive comunicato al governo è improvvisamente calato di 13 unità.

FONTE: La Repubblica.it

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