L’uomo, 80 anni, è deceduto a Sulmona, in una stanza trasformata in area Covid ma non attrezzata per trattare i pazienti contagiati

È morto aspettando il tampone molecolare per il covid. Dopo ore in ambulanza fuori dall’ospedale di Sulmona e la notte sdraiato su una scomoda barella all’interno. Attilio Caranfa, 80 enne di Roma domiciliato a Villalago (L’Aquila), si è spento nella stanza dell’ex pronto soccorso trasformata di fatto in un’area Covid pur non essendo attrezzata per trattare i pazienti contagiati dal virus. L’anziano era positivo al tampone rapido e attendeva il riscontro del test molecolare.

Una morte che arriva dopo che da settimane i medici dell’ ospedale, il sindacato, la Cisl, protestavano per la carenza di personale, letti, organizzazione. Come se i mesi dalla prima ondata fossero passati invano. Nei giorni scorsi gli operatori avevano infatti  minacciato di andare per le vie legali mentre proprio questa notte gli addetti ai lavori stavano pensando di chiedere l’intervento dei Nas per far scattare gli accertamenti e i controlli del caso in quello spazio angusto e pericoloso.

Una vera e propria area covid abusiva che ultimamente ha ospitato fino a dieci pazienti, sei nelle ultime ore, pur non avendo una zona a pressione negativa e quanto serve per il trattamento dei pazienti Covid. Dopo la constatazione del decesso sono scattate le procedure di rito e non è escluso che, sollecitati dal personale del reparto, intervengano i carabinieri per verificare se la morte dell’anziano poteva o meno essere evitata se ci fosse stata un’area attrezzata.

A denunciare tra i primi la situazione di emergenza dell’ospedale di Sulmona  tra covid e carenza posti letto, come si diceva, è stata la Cisl medici che nei giorni corsi ha inviato un documento alla Direzione generale, chiede che “l’ospedale di Sulmona possa migliorare la propria organizzazione tenendo sempre presente il bene del paziente e quello degli operatori”.

“Come se sette mesi non fossero trascorsi affatto siamo di nuovo in piena emergenza sanitaria che si porta dietro la mancanza dei posti letto. Per questo motivo, un paziente che arriva al pronto soccorso di Sulmona e ha bisogno di ricovero ospedaliero, rischia di dover aspettare anche più di un giorno prima che si liberi un posto in ambito regionale – sottolinea Gianna Tollis, responsabile della Cisl Medici – L’assistenza viene assicurata dal già carente personale del pronto soccorso che si divide tra pronto soccorso normale, pre-triage e, adesso, vecchio pronto soccorso, dove vengono spostati i pazienti in attesa di posto letto”.

Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca/2020/11/06/news/positivo_al_test_rapido_attende_ore_in_ambulanza_poi_muore_nell_ex_pronto_soccorso-273386954/

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