Posto che vanno sempre indossate le mascherine e mantenuta la distanza di sicurezza, ci sono alcuni luoghi molto più a rischio contagio di altri

Italia ripiombata in scenari che speravamo di non vedere più, dopo la prima ondata. Nelle grandi città come Milano e Torino, ma non solo, file di ambulanze fuori dagli ospedali in attesa di entrare in pronto soccorso, code interminabili fuori dai supermercati, letti da campo allestiti per terra nei pronto soccorso e persino nelle chiese, come a Orbassano, hinterland di Torino. Italia spaccata in 3 e un pezzo di penisola di nuovo zona rossa.

Lato cittadini, il virus si combatte rispettando le regole: stando a casa il più possibile, indossando la mascherina e mantenendo il distanziamento sociale. Nonostante i negazionisti, che fortunatamente sono un minima parte di italiani. Ma oggi sappiamo che esistono dei luoghi di trasmissione Covid più a rischio contagio di altri. Li chiamano luoghi super diffusori.

Ovvio che molto, al di là del luogo in sé, dipende se il luogo stesso è all’aperto o al chiuso, dipende da quante persone ci sono, quanto il contatto è vicino, quanto dura, quante superfici tocchiamo e se comunque se ci si trova in una zona con una curva epidemiologica grave o meno.

Quali sono i luoghi super diffusori di Covid

Diversi studi, tra cui quello condotto in Puglia dal virologo Pier Luigi Lopalco, hanno provato a capire quali sono gli ambienti in cui ci sono più probabilità di infettarsi. Lopalco ad esempio è partito da un focolaio scoppiato in uno stabilimento in cui si lavorano le carcasse ad uso alimentare: la causa è da attribuire al freddo delle celle e all’umidità, che abbassano le difese immunitarie degli operatori.

Dopo i macelli, un altro luogo super diffusore è la chiesa. Soprattutto negli Usa, dove la presenza di cori è molto numerosi, e come sappiamo ormai, cantare comporta inevitabilmente l’emissione di droplet potenzialmente contagiosi.

Altro luogo molto a rischio sono le carceri. Come ovvio immaginare, viste le già precarie condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti, situazione che con la pandemia degrada a focolaio quasi certo, considerato che non c’è modo di isolare più di tanto i positivi.

Idem gli stadi sono luoghi pericolosi per la trasmissione del Covid. Anche se si trovano all’aperto, ospitano una grande densità di soggetti che parlano ad alta voce, gridano e cantano. E le discoteche e i locali, ambienti chiusi dove ci si tocca e si è assembrati.

Sui ristoranti, soprattutto dopo l’ultimo Dpcm 3 novembre, ha suscitato non poche polemiche la scelta di chiuderli dopo le 18. Una decisione motivata dalle abitudini degli italiani, dove il pranzo è di solito più formale, rapido e legato ad immediate esigenze lavorative. Anche le palestre sono luoghi super diffusori, ma di più quando ci si trova in lezioni di gruppo.

Esaminando le curve epidemiche un dato appare certo oggi in Italia: i contagi sono nuovamente esplosi a partire da inizio ottobre. Perché? Sicuramente, ma non solo, perché con la riapertura (sacrosanta e necessaria) delle scuole sono tornate a muoversi giornalmente circa 9 milioni di persone in più rispetto a quelle che già si spostavamo per lavoro prima.

Tradotto in percentuale, il 15% in più della popolazione italiana. A scuola, dicono i dati, i contagi sono però molto bassi, pari al 3,5% del totale dei nuovi positivi. Il problema sono soprattutto i trasporti.

Sappiamo che il monitoraggio delle acque reflue, come spiegato anche dall’ISS, è un indicatore fedele dell’andamento dell’epidemia.

Lo studio Usa sulle superfici della città

Le università americane Tufts e Berkeley hanno prelevato dei campioni su 33 superfici in 12 luoghi pubblici, fra cui bancomat, maniglie dei cassonetti, negozi, entrate della metro, distributori di benzina, lavanderie, ristoranti, minimarket, pulsanti dei semafori ecc.

I ricercatori hanno scelto come campione una cittadina simile a tanti nostri centri urbani, Somerville, nel Massachusetts: 80 mila abitanti, una densità abitativa molto alta ma un’epidemia di Covid di media intensità, con meno di 1.500 positivi.

Gli esperti hanno trovato tracce di Covid sull’8,3% delle superfici. Quelle più contaminate sono risultate le maniglie dei cassonetti e i negozi (ma di alcolici), seguite da banche e metro.

Gli unici luoghi in cui non ce n’era traccia erano le buche delle lettere e i minimarket. In tutti i campioni però la quantità di Sars-Cov-2 rilevata era probabilmente insufficiente a causare un contagio. E, interessante notare che all’aumentare della temperatura diminuiva il numero di superfici con il virus.

Volando provare a tracciare un quadro di riferimento, e sempre considerando l’assoluta necessità di indossare le mascherine, mantenere le distanze e evitare assembramenti, oltre che considerare il tempo di permanenza in luogo (più ci stiamo peggio è), potremmo come riferimento generale seguire questo schema, naturalmente non definitivo e comunque suscettibile di cambiamenti.

Rischio basso

  • Supermercato
  • Biblioteca e museo
  • Medico (ma facendo attenzione alla sala d’aspetto)
  • Ristorante per cibo d’asporto
  • Sport all’aperto
  • Cena all’aperto
  • Campeggio
  • Distributore di benzina
  • Spiaggia

Rischio medio

  • Centro commerciale
  • Ufficio
  • Mezzi pubblici
  • Banca
  • Metro
  • Palestra
  • Cena al chiuso con poche persone
  • Parco giochi
  • Piscina
  • Bagno pubblico
  • Hotel
  • Picnic
  • Cinema/teatro
  • Aereo

Rischio alto

  • Bar/ristorante (se ci si sta molto)
  • Funerale/matrimonio
  • Festa al chiuso
  • Buffet
  • Concerto
  • Discoteca
  • Stadio
  • Parco divertimenti
  • Messa
  • Macello.

Fonte: https://quifinanza.it/info-utili/video/coronavirus-luoghi-superdiffusori-contagi/430750/

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