Il 1° novembre 2009 è deceduta (nel reparto di oncologia dell’ospedale San Paolo, a causa di un tumore osseo) la grande poetessa ALDA MERINI.
Era nata il 21 marzo, a primavera, ed è morta il 1 novembre, in pieno autunno, quando si ricordano tutti i Santi e poi i morti.
A proposito della morte, ella scriveva:

ELOGIO ALLA MORTE

Se la morte fosse
un vivere quieto, un bel
lasciarsi andare,
un’acqua purissima e
delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poiché la morte
è muraglia,
dolore,
ostinazione violenta,
io magicamente
resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci,
di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni
senza un perché
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa
perché tu mi fai vivere,
perché mi ripari
da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto
e impreciso
che è la morte
di ogni poeta.
Alda Merini

Luci e ombre nella sua vita.

Alda Merini, poetessa milanese, nasce nel capoluogo lombardo nel 1931.

È la minore di tre fratelli; le condizioni della famiglia sono modeste. Alda frequenta le scuole professionali all’Istituto “Laura Solera Mantegazza”; chiede di essere ammessa presso il liceo Manzoni, ma – cosa veramente incredibile – non supera la prova di italiano.

Si dedica anche allo studio del pianoforte.

Spinta da Giacinto Spagnoletti, suo vero scopritore, esordisce come autrice alla tenera età di quindici anni. Spagnoletti sarà il primo a pubblicare un suo lavoro, nel 1950: nella “Antologia della poesia italiana 1909-1949” compaiono le sue poesie “Il gobbo” e “Luce”.

Già nel 1947 viene internata per un mese all’ospedale psichiatrico di Villa Turno. Un’esperienza dolorosa e lancinante. Nel 1951, anche su suggerimento di Eugenio Montale, l’editore Scheiwiller stampa due poesie inedite di Alda Merini in “Poetesse del Novecento”. In questo periodo frequenta per interesse di lavoro, ma anche per amicizia, Salvatore Quasimodo.

Sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano, nel 1953. Esce poi il primo volume di versi intitolato “La presenza di Orfeo”. Due anni dopo pubblica “Nozze Romane” e “Paura di Dio”. Sempre nel 1955 nasce la primogenita Emanuela: al medico pediatra dedica la raccolta “Tu sei Pietro” (pubblicata nel 1961).
Inizia poi un triste periodo di silenzio e di isolamento.

Viene internata di nuovo, stavolta al “Paolo Pini” fino al 1972, periodo durante il quale non manca comunque di tornare in famiglia, e durante il quale nascono altre tre figlie (Barbara, Flavia e Simonetta).

Dopo un alternarsi di periodi di salute e malattia, che durano fino al 1979, la Merini torna a scrivere.

Nei suoi testi, intensi, drammatici e sconvolgenti, ci sono le esperienze al manicomio. I testi sono raccolti in “La Terra Santa”, pubblicato da Vanni Scheiwiller nel 1984.

Nel 1981 muore il marito e, rimasta sola, la Merini dà in affitto una camera della sua abitazione al pittore Charles; inizia a sentirsi con il poeta Michele Pierri che aveva dimostrato numerosi apprezzamenti per i suoi lavori.

Si sposano nel 1983: Alda si trasferisce con lui a Taranto dove rimarrà tre anni. In questi anni scrive le venti “poesie-ritratti” de “La gazza ladra” (1985) oltre ad alcuni testi per il marito. A Taranto termina anche “L’altra verità. Diario di una diversa”, suo primo libro in prosa.

Dopo aver nuovamente sperimentato gli orrori del manicomio, questa volta a Taranto, torna a Milano nel 1986: si mette in terapia con la dottoressa Marcella Rizzo alla quale dedicherà più di un lavoro. Dal punto di vista letterario questi sono anni molto produttivi per lei.

Negli anni, diverse pubblicazioni consolideranno il ritorno sulla scena letteraria della scrittrice.

Nel 1993 riceve il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia, come altri grandi letterati contemporanei prima di lei, tra i quali Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Franco Fortini.

Nel 1996 le viene assegnato il “Premio Viareggio” per il volume “La vita facile”; l’anno seguente riceve il “Premio Procida-Elsa Morante“. Nel 2002 viene pubblicato da Salani un piccolo volume dal titolo “Folle, folle, folle d’amore per te”, con un pensiero di Roberto Vecchioni il quale nel 1999 aveva scritto “Canzone per Alda Merini”.

Nel 2003 la “Einaudi Stile Libero” pubblica un cofanetto con videocassetta e testo dal titolo “Più bella della poesia è stata la mia vita”.

Nel febbraio del 2004 Alda Merini viene ricoverata all’Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Un amico della scrittrice chiede aiuto economico con un appello che le farà ricevere da tutta Italia, e-mail a suo sostegno.

La poetessa ritornerà successivamente nella sua casa di Porta Ticinese. Nel 2004 esce un disco che contiene undici brani cantati da Milva tratti dalle poesie di Alda Merini. Il suo ultimo lavoro è datato 2006: Alda Merini si avvicina al genere noir con “La nera novella” (Rizzoli).

Racconta Barbara Carniti, la secondogenita: «Mio padre conobbe mia madre nel ’53 e dopo qualche mese di fidanzamento la sposò, ma si aspettava un altro tipo di donna, non sapeva che sua moglie fosse una poetessa, e non sapeva che cos’è la poesia, così nacquero delle incomprensioni. Quando mia madre ebbe le prime manifestazioni strane, lui non riusciva a placarla e chiamò i dottori, così lei finì in manicomio e mio padre soffriva, anche perché non aveva strumenti per capire».

Poesia e manicomi. Arte e salute. La vita di Alda Merini si specchia con queste realtà diverse, apparentemente lontane, ma legate fra loro.

Alda Merini muore a Milano il giorno 1 novembre 2009 nel reparto di oncologia dell’ospedale San Paolo a causa di un tumore osseo.

In memoria della poetessa e della sua opera, le figlie Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta, hanno dato vita al sito internet www.aldamerini.it, un’antologia in ricordo della poetessa, un elogio all’”ape furibonda”, alla sua figura di scrittrice e madre, di donna e di artista.

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