Chissà, forse avrebbe ironizzato anche sulla grottesca situazione che stiamo vivendo. Del resto, aveva il vizietto della battuta ed era sempre pronto a far sorridere anche quando le situazioni sembravano drammatiche. 30 anni fa, moriva il colosso del cinema italiano: Ugo Tognazzi.

Trent’anni senza questo grande uomo e attore, dissacratore, scanzonato, irriverente, mai abbastanza celebrato.
Dopo la guerra, tutti venivano dal basso, ma Ugo ha saputo far volare alto il cinema italiano, con la leggera fluidità dei suoi modi e delle sue interpretazioni che forse nascondevano anche un mondo interiore tormentato e sempre alla ricerca della felicità. Con le donne. Nel cinema e nella vita.

Tutti noi lo abbiamo amato. Palma d’Oro a Cannes nel 1981 per La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci. Sagace, irriverente e sornione, sapeva conquistare tutti.

Nel 1950 esordisce al cinema con un film diretto da Mario Mattoli, I cadetti di Guascogna, al fianco di Walter Chiari. L’anno seguente conosce Raimondo Vianello con cui forma una coppia comica di grande successo che dal 1954 al 1959 lavora per la Rai nel varietà Un due tre; la comicità più schietta e popolare di Ugo e quella raffinata di Raimondo si compenetrano con ottimi risultati comici. Ma a quei tempi, la satira politica a volte veniva censurata.

Il 25 giugno 1959, il duo Tognazzi-Vianello decide di mettere in burla una scena successa la sera prima alla Scala (Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica, facendo un gesto galante con una signora, cadde a terra per la sottrazione della sedia, accanto al presidente francese De Gaulle). Il duo ripropose il tutto in televisione: Vianello tolse la sedia a Tognazzi che cadde a terra con Vianello che poi gli dice “Chi ti credi di essere?”. La sera stessa Ettore Bernabei cancellò la trasmissione dalla programmazione televisiva e il direttore della sede di Milano venne cacciato.

Tognazzi negli anni sessanta passa alla commedia all’italiana, dando un apporto unico e molto personale al genere in film come Il federale, 1961; La marcia su Roma, 1962; I mostri, 1963; Il magnifico cornuto, 1964; Straziami ma di baci saziami, 1968; Venga a prendere il caffè da noi, 1970; La Califfa, 1971; In nome del popolo italiano, 1971; Questa specie d’amore, 1972; Vogliamo i colonnelli, 1973; La proprietà non è più un furto, 1973; Romanzo popolare, 1974; Amici miei, 1975; L’anatra all’arancia, 1975; La stanza del vescovo, 1977; I nuovi mostri, 1977; La tragedia di un uomo ridicolo, 1981 (che vale a Tognazzi il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes).

Con Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi rappresenta il grande cinema italiano. Fu il primo dei cinque ad andarsene, trent’anni fa esatti, dopo quasi centocinquanta film.

Ha spesso rappresentato l’uomo borghese con una capacità straordinaria di adattarsi ai ruoli.
Non interpretava i personaggi. Erano loro a insinuarsi in lui, tanto era bravo a renderli veri.

La sua grande umanità, la generosità e una grande gioia di vivere trasparivano nel suo essere socievole, amante della buona tavola e della cucina, sebbene avesse anche una tendenza alla solitudine e all’introspezione, come tutti i grandi.

E grande, Tognazzi lo è stato davvero!
Una vita e una carriera irripetibili ed eccezionali. Come lui.

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