Il 26 ottobre 1890 ci lasciava Carlo Collodi (il cui vero nome è Carlo Lorenzini), l’ideatore di Pinocchio.

Egli nasce a Firenze il 24 novembre 1826. La madre, Angelina Orzali, benché diplomata come maestra elementare, fa la cameriera per l’illustre casato toscano dei Garzoni Venturi e in seguito presso la ricca famiglia Ginori di Firenze. Il padre Domenico Lorenzini, di più origini umili e semplici, molto debole di carattere e di salute cagionevole, lavora come cuoco per gli stessi marchesi Ginori.

Era il primogenito di una numerosa e sfortunata famiglia (di dieci figli, sei ne muoiono in tenera età), Carlo frequenta le elementari a Collodi, affidato ad una zia.

Anche se di indole vivace e irrequieta, viene avviato agli studi ecclesiastici prima in Val d’Elsa e poi dai Padri Scolopi di Firenze. Carlo poi inizia la carriera di impiegato e di giornalista.

Abbraccia le idee mazziniane, poi, nel suo ruolo di giornalista, descrive la realtà toscana cogliendone i lati ironici e bizzarri. Tutto il materiale confluirà nel suo capolavoro, l’intramontabile Pinocchio.

Di ingegno versatile, creativo, spiritoso, Lorenzini fondò in seguito il periodico “Il Lampione”, scrisse dei romanzi e si dedicò al giornale “Scaramuccia”, collaborando ad altri periodici fra cui il “Fanfulla”.

Il suo genio viene fuori nella letteratura per l’infanzia. Adotta il nome di Collodi che non è altro che il nome del paese di origine della madre.

Dopo “Giannettino” (1875) e “Minuzzolo” (1877) scrive il suo capolavoro “Le avventure di Pinocchio“, apparse per la prima volta sul “Giornale dei bambini” nel 1881 con il titolo “La storia di un burattino” facendole terminare con il quindicesimo capitolo. Dopo pochi mesi Collodi riprese la narrazione del libro con il nuovo titolo per portarlo a termine nel 1883, in cui viene raccolto in volume dall’editore Felice Paggi di Firenze.

Pensate che, originariamente, le avventure di Pinocchio si concludevano con l’episodio dell’impiccagione e la morte del burattino. Povero Pinocchio!

Le proteste dei piccoli lettori del “Giornale dei bambini” indussero l’autore a proseguire il racconto, che si concluse definitivamente, con la trasformazione del burattino in bambino.

L’opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti e ancora affascina e insegna, ma soprattutto fa riflettere grandi e piccini.

Dal Grillo Parlante alla fatina, dal buon Geppetto al Gatto e la Volpe a Mangiafuoco…quanti personaggi immaginari si ritrovano ancora nella realtà quotidiana in vesti differenti, magari anche in politica. E quanti Pinocchio, a raccontar bugie senza che il naso cresca!

Prima di aver goduto del meritato successo, Carlo Collodi muore, improvvisamente, il 26 ottobre 1890 a Firenze. Le sue carte, donate dalla famiglia, sono conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Immortale però è la sua opera.

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