Ottusità. Incapacità di analisi. Incapacità organizzativa. Intempestività.  Mancanza di coraggio delle proprie azioni.

È un elenco, ridotto, delle qualità negative che emergono dall’analisi fatta sulle dichiarazioni, che hanno preceduto i vari Dpcm, sulle date di emissione, sui contenuti dei Dcpm. L’Italia era stata la prima a subire il contagio dopo la Cina. Lo aveva posto sotto controllo con una chiusura totale, un lockdown se fa più figo chiamarlo così. Dopo gli ottimi risultati raggiunti, il governo si è crogiolato nel relativo successo. Quindi si sta tornando a provvedimenti ibridi, insufficienti e sbagliati. Nella sua conferenza stampa carica di io e di pochi noi, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha detto alcune cose madornali:

1) sul tema dell’app per i tracciamenti ha concluso che era impossibile gestirla meglio. Assurdo e lo ha dimostrato il professor Alessandro Vespignani. L’app è stata scaricata da 9 milioni di italiani e ha restituito 900 tracciamenti. Come mai? Per una ragione, perché’ in congiunzione con la app doveva essere creato un mondo, un sistema. Per esempio, la possibilità da parte di chi si vedeva recapitare un contatto potenzialmente contagiante di poter immediatamente chiamare un call center per avere risposte precise su come comportarsi. Se la app fosse stata efficiente, i provvedimenti restrittivi di oggi, alcuni sbagliati e altri non decisi, sarebbe stato possibile lanciarli almeno due mesi fa in maniera preventiva.

2) Sulla scuola: era assolutamente possibile che la riapertura incondizionata avrebbe provocato una grande contaminazione. In una scuola internazionale di Milano, in una classe delle elementari, sono risultati positivi 12 bambini su 16. Quindi 24 genitori inevitabilmente contaminati. La scuola, privata, è stata costretta a chiudere. E riaprirà solo il 2 novembre. Per non parlare delle scuole superiori dove, fuori delle mura scolastiche, gli assembramenti sia all’entrata che all’uscita sono stati deflagranti. Senza contare il contributo di affollamento dei mezzi di trasporto che l’unica ora di entrata comune per tutti ha generato.

3) Idem per i lavoratori, bastava imporre la differenziazione di entrata e uscita. Che sarebbe ancora possibile anche in presenza di smartworking, proprio per ridurre a pochissimi passeggeri la presenza contemporanea sui messi pubblici. È da settimane che chi non può far altro che usare i mezzi pubblici reclama provvedimenti. Sempre inascoltati, anche in questo Dpcm non una parola, ma la semplice scusa che i poteri sui trasporti spettano alle Regioni. Ma una categorica determinazione del governo verso gli sfasamenti degli orari avrebbe potuto essere decisiva.

4) La dichiarazione inaccettabile è che il governo ha fatto il suo dovere tempestivamente perché ha mantenuto lo stato di emergenza. Certo, permettendo che fra i passeggeri di autobus o metropolitane il distanziamento fosse pari a quello di due fidanzati che si abbracciano.

5) E, infine, la buona novella che così si salvano le vite, riducendo la pressione sul sistema sanitario, salvaguardando l’economia. Vere parole inaccettabili. È chiaro a tutti fin da marzo, quando l’eroico oncologo di Piacenza, ha dimostrato che il metodo più efficace era curare a casa. I medici di base: solo ora, Conte, si permette di dire che gli saranno aumentati i salari. Ma con quello che è possibile fare via digitale non era semplice e razionale for loro un addestramento in giugno o luglio e aumentargli subito lo stipendio?

Ma è patetico sentire dire che così, con i provvedimenti varati, si salvano le vite, si salvano gli ospedali, si salva l’economia. La dimostrazione più evidente della incapacità di decidere, non avendo un quadro preciso davanti e non avendo la qualità della tempestività, è che in 15 giorni, gli ultimi 15 giorni, sono stati emanati, con l’ultimo, ben tre Dpcm.

L’economia si salva con la capacità di prendere decisioni tempestive e univoche, non quando i buoi sono scappati. E per le categorie colpite si comunicano i sostegni economici contemporaneamente a quando si annunciano le limitazioni. Così si evitano malumori e proteste, a cui si aggiungano i professionisti della protesta, per usare le parole di Conte e quindi aggiungere a tutto anche il problema dell’ordine pubblico.

Ma soprattutto una domanda: Signor Presidente del consiglio, lei e il resto del governo pensavate ai primi di settembre che i contagi non sarebbero riesplosi? Ma cosa tenete a fare il Comitato tecnico scientifico, se avrebbe dovuto essere sufficiente il vostro buonsenso?

FONTE: MilanoFinanza.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *