In attesa di un intervento di Giuseppe Conte (era in programma per le 20.20), va avanti il braccio di ferro. La vera opposizione sembra essere quella delle Regioni che chiedono una serie di condizioni. Eccole

Si discute nella maggioranza di governo. C’è insoddisfazione da più parti rispetto ai contenuti della bozza del nuovo Dpcm contro il Coronavirus divulgata nel pomeriggio che prevede, tra le varie misure, un’ulteriore stretta sui bar e ristoranti e la sospensione dell’attività di palestre e piscine. In attesa di un intervento di Giuseppe Conte (era in programma per le 20.20), va avanti il braccio di ferro. La partita sembra essere, per certi versi, ancora aperta e lo scontro sulle palestre e le piscine – come confermano dal ministero dello Sport – molto acceso.

Ma lo scontro più vivo è senza dubbio quello con le regioni, vera opposizione in questa partita, con le quali la trattativa su molte questioni non è ancora risolta. Da questo confronto acceso deriverebbero i ritardi per la firma sul decreto (che potrebbe slittare a domani). Le regioni, in concreto, hanno avanzato diverse proposte sulle quali sembra non esserci ancora una quadra nell’esecutivo. In particolare, tra le condizioni c’è quella di rivedere l’orario di chiusura dei ristoranti, di posticiparlo alle 23 con servizio al tavolo, e alle 20 per i bar senza servizio al tavolo (alle 23 con servizio al tavolo).

Le regioni vorrebbero inoltre che fosse rivisto il sistema di conctat tracing, e reso non obbligatorio. I governatori chiedono che nel Dpcm venga previsto l’impegno dei medici di famiglia per l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi. Quanto alle scuole superiori, le regioni pretendono la possibilità di poter decidere in totale autonomia sulla didattica a distanza. Altra condizione è poi sicuramente quella dell’inserimento del ristoro per le attività sospese. «Senza ristori è impossibile il lockdown in Campania», dice per esempio De Luca. E, ancora, le regioni chiedono la valutazione dei dati epidemiologi per le attività sospese così da poter verificare eventuali riaperture sui territori con situazioni epidemiologiche che lo consentano.

La Liguria: «Chiediamo al governo di non chiudere i confini»

«Abbiamo chiesto al governo di non chiudere i confini regionali, provinciali e comunali – ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti in diretta Facebook al termine dell’incontro tra Conferenza delle regioni e governo -. «Ci sono persone che si spostano per lavoro e per studio, chiudere i confini non solo è ingiusto ma non è fattibile e non è controllabile».

La bozza del Dpcm

Le critiche nella maggioranza

Con oltre 19mila casi per il secondo giorno consecutivo, il ministro della Salute Roberto Speranza nella riunione con le regioni avrebbe parlato di «misure rigorose, robuste e serie» per «governare la curva e raffreddare la situazione» ma anche per evitare «misure più drastiche». D’Incà parla di «discussione franca e costruttiva», ma nel frattempo forti critiche si levano da Italia Viva.

«Abbiamo espresso molta preoccupazione per la proposta di chiusura di interi settori produttivi – dichiara Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera -. Il governo deve spiegare le ragioni tecniche per cui ritiene di dover chiudere senza cercare altre soluzioni e soprattutto dovrebbe quantificare le risorse che verrebbero messe a disposizione per i ristori e in che tempi». Le fa eco anche la deputata Silvia Fregolent, che ha definito la chiusura di palestre e piscine «un fatto gravissimo». «Solto pochi giorni fa il premier Conte aveva dato alle imprese del settore una settimana di tempo per adeguarsi alle regole. La situazione epidemiologica si sta aggravando ma gli imprenditori che hanno investito e stanno investendo in sicurezza devono avere regole certe», ha aggiunto.

Fonte: https://www.open.online/2020/10/24/tensioni-nella-maggioranza-dopo-la-divulgazione-della-bozza-del-dpcm-si-litiga-su-ristoranti-e-palestre/

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