Qualcuno ha sentito più parlare di Dante? Sì, di Dante Alighieri. Si avvicina ormai il settecentesimo anniversario della sua morte, avvenuta nel 1321. Ovunque erano state programmate grandi celebrazioni, ma il Covid-19 le ha frenate.

Ora che siamo tutti “smarriti nella selva oscura” e che avremmo più bisogno del suo conforto, tutto tace.

Dopo il grande concerto diretto da Riccardo Muti, che ha aperto solennemente a Ravenna le celebrazioni dell’anno dantesco, dopo la proclamazione ufficiale della giornata dantesca, il Dantedì, fissata per il 25 marzo, tutto si è affievolito a favore dei bollettini della Asl quotidiani per sapere il numero dei nuovi contagi. In quale inimmaginabile girone siamo finiti?

Nemmeno nella più suggestiva e spettacolare trilogia dantesca, dedicata all’Inferno, al Purgatorio e al Paradiso, è mai stata prevista e raccontata la sorte attuale delle umane genti.

Per fronteggiare meglio l’Inferno che ci si è presentato, fra file interminabili per un tampone e terapie intensive carenti, fra la crescita esponenziale dei contagiati e le mascherine quotidiane, non abbiamo nemmeno la guida di Virgilio. Come potremo tornare a riveder le stelle ora che sempre più buio ci appare il cammino, con preannunciati coprifuoco localizzati e probabile ritorno delle scuole secondarie alla didattica a distanza?

Il padre fondatore della lingua italiana e della civiltà italiana, il Sommo Poeta, colui che ha scritto uno dei più grandi libri di tutti i tempi, che passò anche da Viterbo e dal Bullicame e ne descrisse i colori, è stato momentaneamente accantonato per poemi meno costruiti, non divisi in Cantiche nè in terzine, ma ugualmente tragici.

Ora che si avvicina il settimo centenario, a Viterbo si è forse in gravidanza di omaggi all’Alighieri Durante, chiamato da tutti Dante.

Dopo “La Divina Tragedia”, opera teatrale in dialetto viterbese, rappresentata gratuitamente tre anni orsono da alcuni alunni della scuola primaria Canevari anche al teatro Caffeina, ora che nella tragedia non Divina ma profana del Covid-19 ci siamo imbattuti, stranamente ci troviamo a chiedere al Sommo Poeta, visto che i sommi rappresentanti del Comitato Scientifico e del governo prospettano soluzioni attualmente poco proficue in termini di contagi e di economia, di indicarci almeno la via della cultura e della Poesia da percorrere per trovare la luce della speranza o si auspica che almeno la trovi l’omonimo ministro della salute, Speranza. Nel periodo della nuova peste e della carestia, non ci resta che pensare a festeggiare e a celebrare Dante, in non più di 6 persone, a rileggere la sua opera, a riflettere sui peccati (chi ne è senza, scagli la prima pietra) e sui peccatori, ma soprattutto vogliamo ancora credere nella grandezza umana, dopo tanta miseria, e nella Lingua italiana in cui Dante, nostro mentore, trovò l’ancora di salvezza al nostro destino beffardo.

Il nostro Inferno in mascherina, che viviamo d’ istinti e distanti, si può e si deve affrontare anche con ironia riflettendo sui comportamenti che potrebbero farci uscire dal baratro o farci precipitare di nuovo dai gironi alle bolge. E Dio solo sa come ne usciremo vivi.

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