Scioccante il racconto di Donatella Di Bona, la madre reo confessa del bimbo di due anni. La donna durante la ricostruzione fornita alla Corte non ha pianto neanche una lacrima

Ricostruire tutte le fasi di quel terribile pomeriggio di metà aprile. Questo è quanto chiesto dalla Corte a Donatella Di Bona, la ventinovenne di Piedimonte San Germano (Frosinone) accusata di aver assassinato il figlioletto di Gabriel di soli due anni e mezzo e che nei giorni scorsi è stata giudicata ‘capace di intendere e volere al momento dell’omicidio’.

La donna, questa mattina nell’aula di Corte d’Assise del tribunale di Cassino, nell’ambito del processo a carico dell’ex compagno Nicola Feroleto, padre di Gabriel, dovrà rispondere alle domande al presidente della Corte d’Assise. Donatella Perna e dei magistrati che hanno coordinato le indagini portate avanti dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Cassino, i pubblici ministeri Roberto Bulgarini Nomi e Valentina Maisto. L’inizio del processo è fissato per le ore 10.30.

Aggiornamento delle 14.30

Senza versare una sola lacrima ha ricostruito con precisione l’omicidio del figlioletto di due anni e mezzo. Scioccante la deposizione che Donatella Di Bona ha fornito alla Corte d’Assise. “L’ho afferrato perché piangeva e voleva tornare dalla nonna, l’ho afferrato per le braccia e siamo scesi dalla macchina. Poi gli ho messo le mani sul viso e lui mi graffiava per respirare. Puntava i piedini per liberarsi. Poi gli ho stretto un calzino attorno al collo. Poi quando non si muoveva più Nicola lo ha preso e l’ha buttato tra i rovi”.

Lui era rimasto a guardare

“Lui quando lo uccidevo è rimasto a guardare e poi mi ha detto che dovevo prendermi la colpa io altrimenti mi avrebbe ucciso”. Coperta da un separè, davanti al presidente della Corte, Donatella Perna ed alla giuria popolare, la ventinovenne di Piedimonte San Germano, per oltre due ore ha raccontato quanto accaduto prima, durante e dopo l’assassinio del figlioletto Gabriel. Un discorso lineare che non ha mai escluso la presenza di Nicola Feroleto in via Volla quel drammatico pomeriggio del 17 aprile 2019.

“Fallo stare zitto”

“Voleva avere un rapporto sessuale ma io non potevo perché indisposta. Si è arrabbiato e quando Gabriel ha iniziato a piangere mi ha ordinato di farlo stare zitto”. Nel corso dell’udienza la donna ha riferito altri dettagli sconcertati riguardo la sua vita familiare: “Quando vivevamo a Caserta mia madre mi obbligava ad assistere ai rapporti sessuali che aveva con il compagno”. Un riferimento che, nella logica di vita di Donatella Di Bona, andrebbe a giustificare il motivo per cui quel mercoledì avrebbe portato con se Gabriel pur sapendo che Nicola Feroleto voleva consumare un rapporto sessuale con lei.

Il confronto in aula

Il processo è stato aggiornato a venerdì prossimo, 18 ottobre quando, in aula i due genitori, accusati di aver ucciso il loro bambino, verranno messi a confronto.

 
Fonte: https://www.frosinonetoday.it/cronaca/omicidio-gabriel-interrogorio-donatella-di-bona-processo.html

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