L’antico adagio “mordi e fuggi” non si applica alla vendemmia 2020 nella Tuscia.

Questo perché l’anno del Covid ci ha regalato l’estate perfetta: soleggiamento abbondante senza tuttavia raggiungere lo stadio della siccità. Il risultato è un tasso zuccherino dell’uva e una combinazione della frazione non zuccherina (tannini, antociani etc.) ottimali; la premessa necessaria per ottenere ottimi mosti. Il resto e il meglio viene dai lieviti della fermentazione alcolica e dalle eccellenze della tradizione enologica della nostra provincia.

Ma non siamo certo noi dell’età del Covid ad aver sviluppato questa eccellenza: 3000 anni prima di noi gli Etruschi brindavano già con i vini della Tuscia e le ricostruzioni storiografiche attribuiscono a questo popolo l’introduzione, nell’Italia centro-settentrionale, della viticoltura sistematica mediante la tecnica della “vite maritata” ad un albero portante (senza tuttavia parassitarlo). Una sapienza che gli Etruschi trasmisero ai Romani e ad altri territori; sembra che la stessa parola latina “vinum” derivi da un termine etrusco; parola che, con poche varianti è transitata alle lingue moderne: “vin” francese, “wine” inglese e “wein” tedesco.

Una sapienza antica che vanta due illustri eredi contemporanei: l’articolazione “viticoltura ed enologia” dell’ITA di Bagnoregio (annesso all’Istituto Onnicomprensivo F.lli Agosti di Bagnoregio) e DAFNE, il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (ex Agraria) dell’Università degli Studi della Tuscia; due grandi incubatori (fra le altre) di competenze enologiche.

Gli esperti impiegano il termine francese “terroir” (teru̯àr) per indicare territori dotati di un profilo chimico-fisico-geologico e climatico in grado di esprimere vini dotati di caratteristiche identitarie uniche, di eccellenza e persistenti. Tra questi i celeberrimi terroir dell’ “Est! Est! Est!” di Montefiascone e dell’aleatico di Gradoli; nella zona compresa tra il lago di Bolsena e Orvieto (Civitella D’Agliano, Castiglione in Teverina etc.) spicca il terroir del “grechetto” e di grandi muffati. Ma si potrebbe continuare con molte altre eccellenze territoriali.

Il Covid vi costringe a qualche rinuncia? Potete rifarvi gustando le nostre eccellenze enologiche, possibilmente insieme alle altre eccellenze locali “solide” quali formaggi, carni, salumi e funghi. Ma non si tratta affatto di un ripiego.

Ultimo importante suggerimento: se avete bevuto vino non guidate.

Nella foto: il “Bacco” di Michelangelo Buonarroti.

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