Il segretario generale dell’Onu: “Se le nazioni non uniranno gli sforzi, le conseguenze rischiano di essere ancora più disastrose”.

Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, mette in guardia: se gli Stati non uniranno i loro sforzi per finanziare la lotta contro la pandemia e aiutare i Paesi più poveri, le conseguenze rischiano di essere ancora più disastrose.
Abbiamo appena superato la soglia del milione di morti da covid-19. Lei ha parlato addirittura di fallimento, all’apertura dei lavori dell’Assemblea generale dell’Onu. Che cos’è che non ha funzionato?
“Ci è mancato un sistema di governance globale per fare fronte alla pandemia. L’Organizzazione mondiale della sanità emette delle raccomandazioni, ma gli Stati non sono obbligati a seguirle. Ogni Paese ha adottato delle strategie specifiche e talvolta contraddittorie, e questo ha generato una situazione caotica, di cui il virus ha approfittato. Il risultato è che l’impatto economico e sociale è più grave che se avessimo avuto un coordinamento efficace”.

Donald Trump che fa del vaccino una posta in gioco della rielezione, Vladimir Putin che ne fa uno strumento di diplomazia e la Cina che suona il suo spartito… La posizione delle grandi potenze è stata un ostacolo?
“C’è un rapporto molto disfunzionale tra le grandi potenze. Una delle conseguenze di questa disfunzionalità, in particolare nei rapporti fra la Cina e gli Stati Uniti, si è vista con l’impossibilità che c’è stata, in particolare in seno al G20, di trovare un’autentica strategia mondiale coordinata per contrastare la pandemia”.

L’Oms ha lanciato l’acceleratore Act a sostegno del progetto Covax, che mira a fornire 2 miliardi di dosi di un vaccino accessibile a tutti di qui alla fine del prossimo anno. Ma i finanziamenti tardano ad arrivare. Perché?
“Fino a ieri avevamo solo 3 miliardi di dollari, quando invece abbiamo bisogno di 38 miliardi di dollari, 15 dei quali con la massima rapidità. Ma oggi abbiamo avuto due annunci importanti: un Paese ha versato un altro miliardo e la Banca mondiale ha annunciato di volersi impegnare con 12 miliardi. Adesso bisogna garantire un’articolazione efficace fra questi mezzi finanziari e le iniziative legate alla ricerca del vaccino, per farne in tempi rapidissimi un bene pubblico mondiale. Oggi ci sono 9 vaccini in preparazione; 156 Paesi e alcune grandi organizzazioni internazionali sostengono questo progetto”.

Ma l’impressione è che ognuno abbia la propria agenda…
“È chiaro che ogni Paese lavora per conto suo a sviluppare un vaccino per la sua popolazione. Diventa un problema quando, oltre a fare questo, non partecipa allo sforzo globale. Non elimineremo la pandemia se avremo dei vaccini solo per i Paesi ricchi”.

Sul fronte della ricerca ci sono buone notizie? Si fa affidamento su un’uscita dalla crisi per la fine del 2021?
“Ci sono speranze, ma non certezze. Un certo numero di fabbricanti e di Paesi annunciano di essere in grado di consegnare un vaccino per la fine dell’anno. Al contempo, però, non sappiamo esattamente quale sarà la sua efficacia. Alcuni vaccini sono efficaci al 100 per cento, ma ce ne sono anche altri, come quello antinfluenzale, che sono solo parzialmente efficaci. Non dobbiamo aspettarci una soluzione miracolosa e trascurare tutto il resto”.

A sentire lei, quello che ci attende domani, all’uscita da questa crisi, è un mondo ancora più fratturato…
“Questa crisi ha fatto aumentare drammaticamente le disuguaglianze. I Paesi sviluppati hanno messo in campo fra gli 11 e i 12 miliardi di dollari per sostenere le loro economie. Soltanto il 2,5 per cento di queste somme sono messe a disposizione dei Paesi più poveri o dello sviluppo. Bisogna assolutamente mobilitare risorse supplementari attraverso il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e altre istituzioni finanziarie internazionali. Per il momento, c’è solo una sospensione fino alla fine dell’anno dei pagamenti relativi al debito dei Paesi più poveri. Tutti sono già d’accordo per prolungare questa disposizione fino alla fine del 2012. Non basta. C’è bisogno di un approccio strutturale e di aumentare le liquidità al servizio dei Paesi meno sviluppati, per ripristinare un minimo di uguaglianza nella risposta alla pandemia”.

(Traduzione di Fabio Galimberti)
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FONTE: La Repubblica.it

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