Firenze: Lei 80 anni. Lui 81, ex operaio, ex portiere di notte: condannato dal tribunale a due anni e 4 mesi per maltrattamenti. Lei: “Quando mi aggrediva scappavo su una scala a chiocciola dove lui non riusciva ad arrivare…”. Ancora: “Mia figlia dice che si vergogna di me, ma io non ce la facevo più a sopportarlo…”. L’appello al Comune per una casa popolare

Un matrionio prigione, durato quasi 50 anni. Adesso lei cammina per una strada di Firenze, vicino al Ponte alla Vittoria, le sembra di respirare, ma non c’è un sorriso né un sollievo sul suo viso indurito dal tempo e dalle preoccupazioni. Non ci si allontana mai abbastanza da un incubo. Dice: “Una delle mie figlie ha detto che si vergogna di me”. Si commuove. Piange e ricorda: “Durante il lockdown lui mi ha puntato un coltello alla gola, diceva: se voglio te lo infilzo… ho avuto paura, ho capito che mi poteva uccidere. Aveva certi occhi cattivi e allora l’ho denunciato… ho dovuto farlo capisce?”.

La signora parla piano, ha 80 anni e una lunga convivenza alle spalle con un uomo violento. Un uomo di 81 anni, ex operaio, ex portiere di notte, che ieri il tribunale di Firenze ha condannato per maltrattamenti a una pena di due anni e 4 mesi più una provisionale di 10mila euro. Naturalmente lui ha anche il divieto di avvicinarsi alla ex moglie dalla quale formalmente risulta separato dal 2013: “Sì, ma poi una delle due nostre figlie insisteva perché lo riprendessi in casa. Mi diceva: il babbo è triste e depresso, starà buono”. Lei ha ceduto “perchè spesso le madri cedono. E sono ricominciate le violenze, lui a volte beve, ma non è solo questo, deve essere stata la sua infanzia povera e disgraziata, è diventato subito violento, fin dai primi mesi di matrimonio, a metà degli anni Sessanta. Ho capito lì che ero caduta in una trappola”.

Una volta le ha conficcato una forchetta in un braccio, un’altra l’ha spintonata e fatta cadere ed è finita all’ospedale. “Non l’ho mai denunciato, pensavo che potevo aiutarlo solo io, pensavo alle nostre figlie che invece hanno sofferto tanto questa situazione eppure una non mi perdona di averlo denunciato, mi dice che mi odia perché sto facendo soffrire il babbo…Io, capisce?”. Segue un silenzio, occhi bassi. “Se mi sento libera adesso? No. Vivo provvisoriamente in una casa popolare che però è assegnata a lui e ho paura di restare senza un tetto”. Fa un appello al Comune di Firenze che si è subito attivato per trovare una soluzione e si è messo in contatto con l’avvocato difensore della donna, Mattia Alfano. “Ho già vissuto presso una casa famiglia, in un rifugio… ma non sono io che dovrei nascondermi, io non ho fatto niente” dice.

Se si guarda indietro, ripassa anni di segregazione: “Non voleva che andassi in giro, dovevo stare a casa e occuparmi delle nostre due figlie. Se vedevo delle mie amiche, mi offendeva, urlava che erano lesbiche, non potevo ospitare nessuno in casa, nemmeno un parente”. Eppure lei ha aspettato anni prima di denunciarlo: “Facevo piccoli lavoretti da domestica a ore, non potevo mantenermi, nè pensare di pagare un affitto. Avevo paura di restare senza nemmeno un posto dove andare, parlavo un po’ con le assistenti sociali, un po’ con qualche associazione di donne, ma io non volevo denunciarlo, non volevo punirlo penalmente, volevo soltanto che la smettesse”. Ma lui non smetteva;: “Quando mi aggrediva io scappavo su una scala a chiocciola che c’era in casa e siccome lui è molto grosso, non ce la faceva a salire e così mi salvavo. E’ facile oggi chiedere ma perchè non lo hai denunciato prima? Ma per le donne un tempo non era facile, chi mi credeva? La mia parola contro la sua. E lui era uno fuori stimato, che aveva tanti amici, quando lavorava alla Fiat di Novoli allenava la squadra di calcio dello stabilimento. I litigi tra noi scoppiavano per qualsiasi pretesto, per esempio perchè diventai testimone di Geova o perché riteneva avessi fatto male delle cose di casa…”

Fonte: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/09/30/news/firenze_quasi_50_anni_con_un_marito_violento_non_l_ho_denunciato_fino_a_che_ho_avuto_un_coltello_alla_gola_e_paura_di_mo-269021488/

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