Oggi ricorre l’anniversario della morte di Albino Luciani, “Papa Giovanni Paolo I”, il Papa con il sorriso.

 

Egli nacque a Belluno nel 1912: nel 1935 fu ordinato diacono prima e presbitero poi, divenendo cappellano nella parrocchia del suo paese natale.

Il suo sorriso buono, i suoi modi garbati e gentili, la sua voce dolce sono ricordati da tutti, insieme alle sue parole, all’umiltà, alla saggezza di un Papa, la cui morte, avvenuta il 28 settembre del 1978, raggelò il mondo, ponendo fine al pontificato, dopo soli 33 giorni.

La morte inattesa e improvvisa del Papa “con il sorriso” ha fatto tanto scalpore al punto da esser avvolta da un vero e proprio velo di mistero: agli atti il Papa sarebbe deceduto a causa di un infarto, eppure alcuni sostengono si sia trattato di un complotto.

Nonostante il breve periodo di pontificato, papa Giovanni Paolo I viene ricordato con profondo affetto dai fedeli. “Il sorriso di Dio” non si è spento con la morte terrena.

Era sera in piazza San Pietro, quando, dal comignolo che sovrasta la Cappella Sistina, uscì, per la seconda volta quel giorno, il fumo. Sembrava bianco, poi, tra lo stupore generale, diventò nero e, subito dopo, grigio.

Poi il suono del campanone della basilica e l’annuncio del cardinale Pericle Felici:” Habemus Papam.”
Albino Luciani scelse di chiamarsi con i nomi dei suoi due predecessori, Giovanni XXIII e Paolo VI, come dirà lui stesso il giorno dopo affacciandosi sempre dalla loggia centrale della basilica per l’Angelus.

Ma quel 26 agosto 1978 – l’anno dei tre Papi – il Papa appena eletto apparve quasi incredulo per la nomina: erano le 19 e 18 minuti. Il suo volto manifestò stupore; il suo sguardo buono sembrava quasi cercare tra la folla una sorta di conferma.

La sua voce delicata, con lieve accento del Nord, conquistò subito tutti.

Era andato a votare in Sistina “tranquillamente” dirà all’Angelus: “mai avrei immaginato quello che stava per succedere”.

Humilitas era il motto che aveva scelto già da Patriarca di Venezia, e quella parola segnerà tutto il suo breve Pontificato di soli 33 giorni, il tempo di un sorriso.

Si capisce subito che il suo sarà un modo nuovo di guidare la chiesa.

Nella seconda udienza generale, il 13 settembre, recitò una poesia di Trilussa per riflettere sulla fede.

Il 23 settembre compì la sua unica uscita dal Vaticano per la presa di possesso della Cattedrale di Roma.

Incontrò anche il Sindaco della città Giulio Carlo Argan e gli recitò, come risposta al discorso di saluto, una preghiera di quand’era fanciullo: “I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono: opprimere i poveri, defraudare la giusta mercede agli operai”.

Luciani era fatto così: parlava in modo chiaro; la sua umiltà e semplicità avevano subito conquistato i romani e i credenti di tutto il mondo.

Nell’ultimo Angelus del suo breve pontificato, due giorni prima della morte, lasciò questo messaggio alla domanda: cosa fare per migliorare la società. Dice: “Ciascuno di noi cerchi di essere buono e di contagiare gli altri con una bontà tutta intrisa della mansuetudine e dell’amore insegnato da Cristo”

A breve dovrebbe avvenire anche il processo di santificazione.

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