A un mese di distanza dal contagio il leader di Forza Italia (che martedì compirà 84 anni) deve proseguire l’isolamento domiciliare. Ma ai suoi dice: “Con pazienza e serenità ne usciremo”

“Ancora positivo”. Dopo le urne tanto infauste per Forza Italia, è amaro anche l’esito del nuovo tampone per il suo presidente. A quasi un mese di distanza dall’accertamento del contagio, Silvio Berlusconi non si é ancora liberato del Cov-Sars-2. E pur se in condizioni di ripresa complessiva e soddisfacente  – comunque monitorata dal professor Alberto Zangrillo e dall’equipe dell’ospedale San Raffaele – pur se in assenza di sintomi, il fondatore di Forza Italia non nasconde il disagio e l’amarezza, comune a tanti, di dover proseguire nell’isolamento domiciliare.

Impossibile, per ora, tornare alla vita di sempre. Con ogni probabilità il leader azzurro trascorrerà quindi in quarantena anche la sua festa di settembre, un tempo celebrata con più incontri e brindisi, tra gli affetti di casa e la “famiglia” politica, visto che cadono martedì prossimo i suoi 84 anni (stesso giorno dei 69 dell’ex avversario dem, Pier Luigi Bersani). Per re Silvio, un compleanno, per la prima volta nella sua vita adulta, diversamente indimenticabile.

“Il virus non è ancora andato via, ma con pazienza e serenità ne usciremo”, ha confessato il leader azzurro in queste ore, senza nascondere un velo di stanchezza.

Beninteso, non è una circostanza così rara per chi si ammala di Covid-19 restare positivo al virus, anche dopo la guarigione. In alcuni casi, i pazienti hanno dovuto attendere mesi, dopo la guarigione dalla fase acuta, prima di poter ottenere la sequenza negativa dei tre test di fila. Berlusconi sì era sottoposto a tampone il 25 agosto, ed era stato l’ultimo risultato rassicurante.

Dopo pochi giorni, primi sintomi, nuovo test e il 2 settembre tutto precipita: i figli Barbara e Luigi sono positivi, e anche lui é stato infettato. Il 3, ecco il ricovero al San Raffaele: Silvio è attaccato da una polmonite, cui riuscirà, tra fatica e sofferenza, a reagire bene.

“Sono ben seguito anche adesso, sto bene, ma c’è questo tampone ancora positivo”, ha sottolineato il presidente l’altro giorno al telefono con i suoi collaboratori, dopo aver commentato i risultati delle elezioni.

Nessuna enfasi nelle confidenze dell’ex premier sulla grave malattia che ora è alle spalle, dopo gli undici duri giorni in ospedale (dal 3 al 14 settembre), e un  complessivo quadro clinico che destava una serie di  preoccupazioni. Tutto superato. E l’ex premier non ricorre  neanche alle diffuse metafore belliche di queste ore – vedi le parole di  Zlatan Ibrahimovic, “il virus ha avuto la pessima idea di sfidarmi”.

Più che altro, è ai suoi “campioni” della B, l’amato e coccolato Monza, che Berlusconi guarda per ricevere conforto. “Abbiamo acquistato i migliori, sono felice di questa squadra, sembra il mio primo Milan”, s’infiamma.

Per il presidente di Forza Italia, l’occasione di tornare sulle proprie condizioni e sulla prolungata “quarantena” sono state anche le sue telefonate ai tre presidenti eletti del centrodestra, nessuno dei quali ormai viene da Fi.

Doveri di leader cui non ha voluto rinunciare, così ha chiamato per complimentarsi il leghista Luca Zaia in Veneto, il “re” dei governatori; Francesco Acquaroli nelle Marche espugnate da Fdi; e il suo ex pupillo Giovanni Toti, premiato in Liguria col mandato bis, che proprio come ‘creatura’ berlusconiana debuttò in politica direttamente dalle news Mediaset, prima che fondasse, oltre un anno fa, il suo Movimento “Cambiamo!”.

A loro affida gli auguri di buon lavoro ovviamente. E con qualcuno, tra analisi franche e qualche accento severo, si trattiene a parlare della sfida che attende il Paese, i progetti per il Recovery Fund, e in particolare confessa che non ama le fibrillazioni che attraversano i suoi gruppi in Parlamento: la cui eco arriva fino all’isolamento di Arcore.

“Bisogna essere coesi, lavorare compatti”, esorta. E non riesce però a mandar giù che “in tivù ci vada qualcuno che, con tutta il rispetto, ci fa perdere più voti”.

Il virus, insomma, lo tiene prigioniero (si fa per dire) nella reggia brianzola, lo innervosisce, ma non lo fiacca. Accanto a lui, ma in un’altra ala della dimora di Arcore, salvo diverse indicazioni dei medici , sarebbe rimasta in queste settimane Marta Fascina, la compagna ufficiale dell’ex premier, nonché deputata Fi.

Tra poco, virus o non virus, arriverà l’atteso genetliaco. E l’onda di “auguri presidente” supererà anche la guerra interna a Fi, per un giorno sfonderà anche le pareti della quarantena.

FONTE: La Repubblica.it

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