Viterbo- Oggi, 22 settembre, presso il Duomo, alle ore 18, il vescovo di Viterbo monsignor Lino Fumagalli celebrerà la Santa Messa in ricordo di Beatrice Castagnoli e Luca Paolella.

Storie come quelle di Beatrice e Luca sono purtroppo frequenti, ma è bene che si parli di loro, perché sono il simbolo della speranza e della forza di affrontare il male. Beatrice e Luca sono due giovani che hanno combattuto contro la malattia, non l’hanno sconfitta con la guarigione ma offrendosi entrambi serenamente alla morte.

Beatrice Castagnoli si era sposata a ventisei anni dopo un lungo fidanzamento con Remo. Dopo un anno era nato il suo grande amore: il figlio Giorgio. A distanza di due anni dal parto, però, la ragazza ha scoperto di avere un tumore al seno, si era sottoposta ad intervento chirurgico e poi alla chemioterapia. Per più di un anno la malattia sembra fermarsi, ma nel 2015 recidiva.

Le metastasi pian piano invadono il suo giovane corpo. Negli ultimi due anni di vita, la malattia era così diffusa che ai medici sembrava incredibile che Beatrice potesse condurre una vita normale e fare la mamma a tempo pieno di Giorgio, di ormai 8 anni compiuti.

Inoltre, promuove attivamente la nascita del gruppo di preghiera riMarmonica e delle sue opere di volontariato rivolte ai malati e agli anziani. Era presente ai pellegrinaggi verso Medjugorie e agli incontri di Rinnovamento. Beatrice sopportava dolori indicibili ma sorrideva. E’ morta all’età di trentasei anni.

Luca Paolella era amico di tutti. Aveva quel sorriso buono e un modo di fare gentile e garbato. Sportivo, tenace, forte, non si era arreso alla malattia, che lo aveva portato a pesare 40 kg. Pregava e si allenava coi pesi alle gambe fino alla fine. Provava ad andare a camminare alla Palanzana, malgrado il suo fisico fosse provato. Giocava con il figlio ed era vicino sempre alla dolcissima moglie Matilde.

Luca Paolella, devoto di Gesù, fin da piccolo andava spesso alla Santa Messa con la mamma. Si era fidanzato con Matilde a 20 anni e si era sposato con lei all’età di 31 anni. Dopo le nozze, era arrivato il figlio Alessandro. Luca ha dedicato la vita allo sport allenando i ragazzi della Viterbese. Ha sempre affermato che, più che formare campioni, voleva insegnare a diventare uomini migliori. Un grande insegnamento che ha trasmesso ai suoi familiari. Poi è stato ricoverato per sospetta appendicite acuta. In sede operatoria però la diagnosi è apparsa diversa: si trattava di un adenocarcinoma.

Nell’arco di due anni ha subito tre interventi chirurgici e si è sottoposto a tecniche terapeutiche innovative ma la malattia si è diffusa rapidamente. Diceva che non ci si deve arrendere mai e questo era l’insegnamento che doveva lasciare al figlio.  Nel frattempo la preghiera era diventata la sua vera terapia. E’ morto nel marzo del 2019, all’età di cinquantuno anni. Quanti amici al suo funerale! Un immenso dolore per tutti i viterbesi.

Beatrice e Luca sono storie parallele di “santi” dei giorni d’oggi, due giovani che hanno visto improvvisamente cambiare la loro vita dalla malattia e dalla sofferenza, ma capaci di guardare al di là del dolore. Sono stati un esempio per tutti noi. Una giovane madre e un bravo padre tolti troppo presto all’amore dei cari.
Siamo stati fortunati ad averli conosciuti.

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