Gli indagati ostentavano lusso ma le loro famiglie percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza. La finanza ha  chiesto alla Procura di sequestrare in via preventiva la somma contestata (28.747 euro), bloccandola su conti correnti o altri beni.

Dopo la denuncia i familiari dei quattro arrestati per l’uccisione di Willy rischiano anche un sequestro di beni. La Guardia di finanza di Colleferro, analizzando la situazione patrimoniale delle famiglie di Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, accusati di omicidio volontario per il pestaggio che il 6 settembre scorso a Colleferro è costato la vita al 21enne Willy Monteiro Duarte, intervenuto per difendere un amico dall’aggressione del branco, ha ritenuto che il padre dei due fratelli di Artena, Ruggero Bianchi, abbia percepito indebitamente il Reddito di cittadinanza. E così i genitori degli altri due indagati.

Su un totale di 33.075 euro le tre famiglie avrebbero messo le mani senza averne diritto su 28.747 euro. Dopo aver denunciato quattro di loro alla Procura di Velletri e aver segnalato gli stessi all’Inps di Colleferro per il recupero di tale somma, le Fiamme gialle hanno così chiesto alla stessa Procura di sequestrare in via preventiva la somma contestata, bloccandola su conti correnti o altri beni, al fine di garantire allo Stato di tornare in possesso del denaro nel caso in cui i denunciati non dovessero direttamente restituirlo. Sui due fratelli Bianchi e non solo, che gli investigatori sospettano essere anche coinvolti nello spaccio di droga, per cui la cosiddetta banda di Artena aveva anche collezionato una denuncia, sono però in corso più ampie indagini patrimoniali.

Dalle foto postate sui social network, dagli accertamenti sinora svolti e dalle testimonianze raccolte dai carabinieri impegnati nell’inchiesta sull’uccisione del 21enne di Paliano, appare evidente la sproporzione tra il lusso ostentato da Marco e Gabriele Bianchi e i loro redditi, con Marco che andava avanti con qualche lezione di arti marziali a Lariano e Gabriele con un piccolo negozio di ortofrutta appena aperto a Cori. Troppo poco per circolare con moto potenti, indossare orologi e monili costosi, abiti griffati, trascorrere vacanze da sogno tra Positano e Palmarola e passare le serate a brindare a champagne. “Erano qui e volevano mostrare la loro forza per prendersi la piazza di spaccio.

Chi la gestiva prima è in carcere per omicidio, ci sono tanti cani sciolti e poi sono arrivati loro. La banda dello shottino”, ripetono a Colleferro parlando dei Bianchi. Gli inquirenti indagano e al termine degli accertamenti potrebbero chiedere l’applicazione di una misura di prevenzione sia personale che patrimoniale, cercando di confiscare il patrimonio dei picchiatori e far diventare così tutti i loro beni proprietà dello Stato. Ma per arrivare a tanto i tempi sono più lunghi e dovrà eventualmente pronunciarsi il Tribunale di Roma.

FONTE: Repubblica.it

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