C’era una volta e c’è ancora un paese “da favola” nel cuore della Tuscia, dove le fiabe di Cenerentola, Alice, Bianconiglio, Hansel e Gretel e altri personaggi che da sempre vivono nei nostri sogni, fin da bambini, appaiono improvvisamente sui muri delle case.Un paese dove tutti si conoscono.

Gli abitanti, affacciati sul mondo reale, lo osservano da lontano, restando immersi nel paese e cullando il desiderio ritrovato di verde, di fiaba e di poesia. Il paese protegge e abbraccia e non si è mai soli fra i vicoli e la chiesa.

A circa 20 minuti da Viterbo si trova Sant’Angelo, piccola frazione, immersa nel suggestivo scenario rurale della Teverina. È lì, fra quelle case, che rivive la magia della fiaba.

La civiltà a volte porta a un distacco dalla propria natura originaria, da un contatto pieno e diretto con la fantasia.

Ma il nostro io spesso squarcia il velo di apparenza e di superficialità a cui è legato da un mondo reale che non ci appartiene e cerca, navigando nelle profondità dell’animo, un appiglio, una magia e forse la sua ultima poesia.

Ricerca una soluzione alternativa nel campo dell’arte, nel “ritaglio” di «frammenti dotati di senso che possano essere applicati alla totalità», quasi nel tentativo di «addomesticare la sensibilità » per tornare al periodo più spensierato, fra la voracità di sapere e il desiderio di essere e divenire.
Quale alternativa migliore della fiaba, rifugio e protezione della nostra effimera esistenza?

Essa diventa allora espressione del bisogno di ritrovare un nuovo orizzonte di senso per l’uomo.

Si parte a volte rattristati dalle pene e nel paese delle fiabe ci si ritrova consolati dalla gioia e dell’incanto di una magia, che un cuore sensibile avverte. Non un fantasticare, ma un entrare nella favola e nella fiaba dalle quali non si vorrebbe più uscire.

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