Dopo aver raccolto il campione di saliva, parte un doppio esame. Basteranno tra i 15 e i 30 minuti per avere il responso. La nuova metodologia verrà provata nelle scuole

Sarà pronto entro la fine di settembre e, appena supererà la validazione, diventerà la prima arma per contrastare l’avanzata del coronavirus nelle scuole. I medici dello Spallanzani sono al lavoro sul test salivale. E, se tutto andrà per il verso giusto, gli esami per la rilevazione del Covid-19 diventeranno molto più semplici. Al posto dell’ormai classico tampone da passare in gola e nel naso, ecco una provetta. Di fatto basterà sputare un po’ di saliva al suo interno. Oppure usare una pipetta per risucchiarne un po’ dalla bocca del paziente di turno. A quel punto basteranno tra i 15 e i 30 minuti per avere il responso.

“Ci permetterà di accelerare sulla campagna di test avviata sul personale scolastico – spiega Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive della capitale – e partire con screening su numeri ancora più ampi. Il tampone resta ovviamente il gold standard, la scelta numero uno. Ma ci aspettiamo molto dal test salivale. Siamo i primi in Italia ad averlo sviluppato e sarà importante soprattutto per i pazienti più giovani”.

Meno invasivo del tampone, il nuovo kit sarà utilizzato soprattutto nelle scuole. Da una parte per i test a campione sugli studenti, dall’altra quando spunteranno casi sospetti. “Vogliamo vincere la battaglia – conclude Vaia – e siamo pronti a investire in strutture mobili in grado di raggiungere gli istituti a rischio focolaio e confermare in pochi minuti eventuali contagi. Studieremo con le scuole quali possano essere le aree più adatte nelle quali far attendere i ragazzi o i professori da esaminare”.

Ma come funziona il test allo studio degli epidemiologi romani? Dopo aver raccolto il campione di saliva, parte un doppio esame. Si parte da quello antigenico, dalla caccia al virus all’interno dell’organismo del paziente. Gli esperti dello Spallanzani a quel punto possono procedere con il metodo immunocromatografico (la presenza del virus è segnalata dal cambio di colore garantito dal reagente) oppure attraverso la chemioilluminescenza. La seconda strada sembra quella vincente: l’iter si presta più facilmente all’automatizzazione e all’uso congiunto di pistole laser per leggere i documenti d’identità dei potenziali contagiati e le etichette da applicare sulle loro provette. Il secondo esame è quello molecolare: si studia l’Rna. Si tratta dell’acido ribonucleico, una sorta di Dna semplificato che il Covid-19 utilizza come materiale genetico. Insomma, come il tampone, anche il test salivale permetterà di attaccare il virus a tenaglia il coronavirus. In tempi più rapidi e senza la noia di doversi sottoporre al tampone.

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