La Storia è passata di qua. La Storia è cittadina onoraria della Tuscia ma a “Celleno vecchio” (così è talvolta chiamato il celebre borgo storico) si è fatta vedere spesso e non é detto che passeggiando per le sue piccole vie non vi succeda di scorgerne l’ombra sfuggente e veloce.

Per questo lo chiamano anche “Borgo fantasma”.
Ne ha da raccontare la Storia su Celleno: dagli Etruschi, ai Romani, all’età comunale fino all’Italia unitaria.
Come altri centri della Tuscia, Celleno ha conosciuto onori, prosperità, frane, inauditi terremoti, lo spopolamento, l’abbandono e il definitivo trasferimento e ricostruzione in territori più sicuri. Un processo diffuso a buona parte della Tuscia per via della comune struttura geologica, fatta di rocce vulcaniche poggianti su antichissimi sedimenti argillosi, scolpite da torrenti che ne hanno progressivamente compromesso la stabilità.

Il baricentro storico di Celleno è l’età medievale e il “Castello”, un complesso architettonico molto probabilmente risalente intorno all’anno mille, comprendente anche il Castello Orsini (un tempo sede comunale), ne è l’espressione maggiore. Documenti storici riconducono Celleno all’autorità della chiesa di Roma ma le cronache raccontano anche di aspre dispute fra guelfi e ghibellini e non sempre facili rapporti con Viterbo e con Orvieto. Malgrado questo Celleno riusci a preservare la propria integrità civile; fortuna che non toccò alla dirimpettaia Ferento, distrutta nel 1170 dai viterbesi.

La storia racconta cose interessanti anche sulla modernità di Celleno, come l’ennesimo terremoto del 1931 e persino l’interessamento, nel 1946, dell’allora giovane sottosegretario Giulio Andreotti per le opere di ricostruzione, fino alla storica delibera del 1951 del Consiglio Comunale che decretò il definitivo trasferimento della popolazione da Celleno vecchio al nuovo insediamento detto borgata Luigi Razza.
Celleno: un lungo filo rosso che tiene uniti i nostri tratti identitari profondi; se amate la storia e desiderate sapere da dove venite passate a Celleno.

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