Aveva 98 anni e da qualche tempo era ricoverata in una casa di riposo nell’Oltrepo. Una delle prime donne a entrare nella Resistenza nel Comando della Brigata Garibaldina Crespi e poi della Divisione Aliotta, era una testimone preziosa per i giovani

“Nessuno avrebbe potuto prendermi. Davvero: nessuno. Ero una biciclettista che andava come il vento”. Era stata una delle prime donne a entrare nella Resistenza ed era in grado di pedalare anche cento chilometri per portare i messaggi da un covo di partigiani ad un altro. Dina Croce è morta nella casa di riposo di Cervesina, nell’Oltrepo Pavese dove era ricoverata da qualche anno, quando era rimasta sola. Aveva 98 anni. Ma Dina è stata per tutta la vita un vulcano di idee e di energie, fin da quando ragazzina si era unita al Comando della Brigata Garibaldina Crespi e poi della Divisione Aliotta, accanto al suo amico Tino Casali, per tanti anni presidente dell’Anpi Milano. Soltanto poche settimane fa c’era stata la presentazione del libro di Marina Trazi “Dina racconta – Storia di una staffetta partigiana nell’Oltrepo”.

Morta Dina Croce, la partigiana staffetta che pedalava per 100 chilometri "veloce come il vento"

La copertina del libro di Marina Trazi

A dare la notizia è Roberto Cenati, presidente di Anpi provinciale Milano: “Era un’amica, abitava in via Venini e come me era della sezione Anpi di Porta Venezia, poi intitolata a Poldo Gasparotto”. E’ Cenati a raccontare che Dina “scendeva in bicicletta a Milano dal Comando Partigiano di Zavattarello, e da Milano saliva a Zavattarello, una o due volte la settimana. Dina, in contatto con Tino Casali, Italo Pietra, Paolo Murialdi, Luchino Dal Verme è stata una delle prime donne che entrano a Milano con i Partigiani dell’Oltrepo Pavese il pomeriggio del 27 aprile del 1945. Dina raccontava di non essersi tirata indietro e di avere partecipato alla Resistenza, perché quella era la cosa giusta da fare, nonostante i rischi corsi durante i terribili rastrellamenti nazifascisti. Dina mi ha raccontato del giorno in cui, nonostante la pioggia, percorse oltre cento chilometri per portare un messaggio a Tino Casali, comandante nell’Oltrepo.. Date le condizioni meteorologiche e la tarda ora in cui Dina aveva raggiunto la formazione di Casali, fu costretta a passare la notte nell’Oltrepo. Casali allora decise di ospitate Dina nella propria tenda e di trascorrere la notte all’aperto su una brandina”.

Dina Croce raccontava spesso che lei cercava anche di convincere i suoi coetanei a non diventare fascisti e a non commettere violenze contro i partigiani. “Anzi io gli dicevo di sparare a chi li comandava. Io credevo nella forza della parola. Non potete immaginare che cosa facevano quelli: bruciavano le case, violentavano le ragazze. Io ho avuto paura di morire, una volta che i fascisti mi avevano fermato mentre andavo dai partigiani a portare il cibo, ma ho avuto un sesto senso, ho preso in mano un piccolo crocefisso e questo credo mi abbia salvato”. “Ci conoscemmo nella storica sede dell’Anpi di Via Mascagni – scrive Cenati in una nota -. Dina mi ha sempre incoraggiato a impegnarmi all’interno dell’Anpi, perché voleva che i valori per i quali aveva combattuto continuassero ad essere vivi nella società contemporanea. La ricorderemo sempre con affetto e riconoscenza.

 

Fonte: https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/09/06/news/morta_dina_croce_partigiana_milano-266394634/

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