Su Armine, la modella anticonvenzionale di Gucci, sono stati sciupati fiumi di parole, però secondo me, i pareri discordanti sulla bellezza stanno ancora una volta veicolando il messaggio sbagliato.

Cerco di spiegarmi meglio e mi scuso in anticipo se sarò prolissa, ma non si può liquidare la faccenda con due battute. Mi scuso anche se sarò oltremodo sincera, ma non mi è mai piaciuta l’ipocrisia del politicamente corretto.

Dunque, prima di tutto trovo che sia giusto domandarci cosa intendiamo per bellezza. Questa parola racchiude concetti filosofici fondamentali che sono alla base della nostra civiltà occidentale.

I greci hanno stabilito un preciso rapporto proporzionale per stabilire la bellezza ideale. Le statue greche e romane che ammiriamo nei musei del mondo sono state scolpite secondo quei parametri di bellezza.

Certo, nel tempo i canoni sono cambiati, si sono adeguati al cambio evolutivo della società, al punto tale che oggi le dee greche ci sembrano grasse. Grassa è anche la modella che ha posato per il ratto di Proserpina del Bernini, anche se quelle dita affondate nella carne sono ancora oggi un inno alla sensualità più carnale.

In fondo la bellezza è un concetto semplice, è bello ciò che è bello, come appunto la statua del Bernini.

Senza troppe sovrastrutture e elaborati paradigmi mentali.

Facciamo un esempio pratico, se vi mostrassi la foto di una spiaggia caraibica, con palme, acqua cristallina e sabbia bianchissima e un’altra del lido Mappatella Beach. Quale delle due vi sembrerebbe più bella? Onestamente quale scegliereste?

Mi rispondereste che il paragone è inappropriato, va bene, allora prendiamo un bambino di pochi anni dall’animo puro e senza le nostre sovrastrutture mentali e mostriamogli la foto di Claudia Schiffer quando aveva 20 anni e faceva la modella, e poi una di Armine Harutyunyan. Siate onesti, quale delle due il bambino incoronerebbe come la più bella?

Visto, la bellezza è molto più semplice di quello che pensiamo. Ed è meno ipocrita di quello che vogliamo far credere.

Ovviamente stiamo parlando di bellezza oggettiva, del bello per antonomasia, del bello assoluto che non lascia dubbi alcuni.

Perché poi esiste il bello soggettivo, la variabile che coinvolge mente, cuore e gusti personali, la famosa filastrocca che conosciamo un po’ tutti “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.

È ovvio che da madre io creda che i miei figli siano bellissimi, la loro bellezza è data dall’amore sconfinato che provo per loro, dal primo istante che ho sentito il loro cuore battere dentro di me.

Ed è altrettanto ovvio che trovi bellissime le mie sorelle e le mie amiche. E ogni volta che glielo ripeto sono profondamente sincera, perché è ciò che provo guardandole.

Ma i miei figli, le mie sorelle, le mie amiche sono oggettivamente bellissimi? Corrispondono ai canoni classici di perfezione assoluta? No!!! Sono bellissimi per me, grazie all’amore che provo per loro. Sono bellissimi perché conosco come sono, perché apprezzo anche i loro difetti, perché mi commuove la loro fragilità, le loro cicatrici, perché riconosco ogni millimetro dei loro sorrisi e so cosa c’è dietro.

Probabilmente i miei figli, le mie sorelle e le mie amiche hanno incontrato e incontreranno persone che li considereranno brutti, altri che li vedranno scialbi e qualcun altro che li troverà belli.

Questa caratteristica accomuna tutte le persone che come noi, non sono nati con il dono della bellezza assoluta.

Ma di cosa stiamo parlando scusate? Ah, di bellezza estetica, da giorni stiamo parlando dell’aspetto fisico di Armine, della sua bellezza anticonvenzionale, della differenziazione ai canoni imposti. Anche una racchia può scalare l’empireo dell’alta moda e dare speranza a tutte. Evvai!!!

Ancora una volta stiamo valutando una donna per il solo aspetto fisico. Parliamo solo del suo aspetto fisico. E lo sottolineo ancora una volta, solo del suo aspetto fisico.

Se Gucci ha scelto questa ragazza l’ha fatto principalmente per il suo portamento, per la grazia e la naturalezza con la quale sa sfilare. Guardatele le sfilate di moda, Armine non è l’unica non bella, ci sono tanti ragazzi e ragazze che non aderiscono ai canoni assoluti di bellezza, ma sanno esaltare quei vestiti improbabili che indossano.

Guardate i volti di chi assiste alla sfilate di alta moda, nessuno si scandalizza per l’aspetto fisico dei modelli, sono tutti concentrati sui vestiti. La bravura di chi sa indossare un abito sta in questo e credetemi non è un lavoro alla portata di tutti.

Non so perché questa ragazza sia diventata improvvisamente un caso di cui dibattere, probabilmente una scelta di marketing, ma ho letto commenti oltraggiosi su di lei, ne ho letto altrettanti ipocriti che ne esaltavano la bellezza.

No, Armine non è bella. Non lo è in senso oggettivo, ma svolge meravigliosamente bene il suo lavoro.

La cosa più preoccupante, a mio avviso, è che stiamo facendo passare un ulteriore messaggio sbagliato, che abbiamo perso un’altra occasione per insegnare qualcosa alle donne. Perché se continuiamo ipocritamente a dire che Armine è bellissima, valutando ancora una volta il solo aspetto fisico, stiamo legittimando stuoli di ragazzine a puntare solo su quello. Le stiamo dicendo che la società le valuterà soltanto per come appaiono.

Forse non ci rendiamo conto che viviamo in una società che si basa sull’apparenza, dove la vita virtuale è più vera di quella vissuta.

Le nostre figlie a dieci anni sono su Instagram e pubblicano foto dove sono truccate e in oscene pose da ninfette. Tanto è un gioco, diciamo per minimizzare.

Le donne adulte pubblicano foto con talmente tanti filtri da renderle irriconoscibili e patetiche. Si denudano per ottenere like di apprezzamento. Tanto è un gioco, diciamo per giustificare.

E invece no, non è un gioco, è la vita vera e ci dobbiamo mettere bene in testa che non è fatta solo di bellezza esteriore.

Avremmo dovuto spiegare alle nostre figlie che Armine è arrivata in cima all’empireo della moda non per il suo aspetto anticonvenzionale, ci è arrivata perché lo meritava, per la sua bravura, per i sacrifici che avrà fatto, per la sua caparbietà, per la sua personalità, perché ha lavorato sodo per ottenere un posto in prima fila.

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