Erano stati respinti 11 anni fa, nel 2009. 89 migranti eritrei, dopo essere stati salvati in mezzo al mar Mediterraneo da una nave della marina militare italiana, sono stati ammanettati e rispediti in Libia. Oggi 14 di loro hanno ottenuto giustizia: “Respingimenti illecito” ha dichiarato il Tribunale civile di Roma.

La storia

E’ successo più di 10 anni fa. 89 persone sono state salvate da un naufragio, uno dei tanti, tantissimi – l’ultimo oggi, causato da un’incendio – che fanno del mar Mediterraneo uno dei posti più pericolosi del mondo. Dopo averli tratti in salvo però, la polizia italiana li ha arrestati e rispediti al mittente: le autorità di Tripoli.

Dopo mesi di prigionia in condizioni assolutamente disumane nei campi di detenzione libici, vittime delle più atroci violenze e torture, le 89 persone furono rilasciate. Alcune provarono di nuovo ad attraversare il mare, mentre sedici di loro decisero di non tentare una seconda volta una via così pericolosa ma provare ad arrivare in Europa via terra. Dopo aver attraversato l’Egitto e il deserto del Sinai arrivarono finalmente in Israele. Qui rimasero per dieci anni, senza possibilità di diritto d’asilo o di movimento. Il 25 giugno 2014 quattordici di loro, assistiti dagli avvocati dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e da Amnesty International, hanno fatto causa al governo italiano presso il tribunale civile di Roma per il respingimento subìto da parte delle autorità italiane.
L’Italia era già stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani per aver violato il principio di non respingimento sancito tra gli Stati dell’Unione con la Convenzione di Ginevra, del 1951. Un diritto umano internazionale che vieta di riportare indietro dei migranti, in paesi che non garantiscono i diritti fondamentali dell’uomo.
La decisione del tribunale

Il 28 novembre 2019 la prima sezione del tribunale di Roma ha condannato il governo italiano al risarcimento dei danni materiali (quantificati in 15mila euro per ciascuno dei 14 migranti) e ha accolto la loro richiesta di ottenere il visto umanitario per arrivare in Italia e fare richiesta di asilo. Oggi 5 di loro sono sbarcati all’aeroporto internazionale di Fiumicino, Roma. Tre di loro sono ancora bloccati in Israele e hanno fatto richiesta di poter entrare in Italia con moglie e figli minori a causa della situazione di pericolo in cui si trovano.

“Una sentenza storica” ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia, alle pagine dell’Avvenire.  “Respinti in Libia dall’Italia nel 2009, oggi grazie a una sentenza della giustizia italiana cinque richiedenti asilo eritrei sono arrivati nel nostro paese nel modo più sicuro e legale possibile” ha commentato Ilaria Masinara, campaign manager su migrazione e discriminazione di Amnesty international Italia. “Ciò che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi a causa di conflitti, persecuzione politica e altre violazioni dei diritti umani”. Dopo il periodo di quarantena previsto, avvieranno la procedura per chiedere all’Italia il riconoscimento della protezione internazionale.

Fonte: https://www.tpi.it/cronaca/itaalia-condannata-a-risarcire-i-migranti-respintidecisione-trribunale-roma-20200830656466/

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