È la memoria delle nostre tradizioni a dare un senso profondo alla nostra vita e alla città.Nel cassetto socchiuso, fra la polvere degli anni, riemerge un ricordo.

È ormai quasi settembre e a noi viterbesi “più grandi” viene in mente, associandolo alle feste in onore di Santa Rosa, un uomo, che si vedeva qui solo in quel periodo dell’anno. Era piuttosto basso, anziano e silenzioso.

Si incontrava lungo il Corso e nel percorso della Macchina di Santa Rosa. Nessuno sapeva il suo nome, ma fu ribattezzato da tutti, in lingua viterbese, come l’Omo ciuco. Nelle ultime edizioni del trasporto della Macchina di Santa Rosa, non si è più visto e non si sa dove sia nè che fine abbia fatto.

Foto di Gianluca Braconcini

Ci resta di lui qualche immagine e soprattutto rimane in noi il suono di quel fischietto con il quale intonava l’inno di Santa Rosa. Un fischietto particolare, fatto a forma di Pinocchietto. Ne teneva tanti, simili, legati alla vita e li vendeva. I bimbi e gli adulti ne erano attratti, perché era curioso e originale, come lui.

Un abbraccio da Viterbo all’Omo Ciuco, ovunque egli sia.

Foto di Graziano Aversa

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