Tra circa 45 giorni l’Italia dovrà presentare il piano di investimenti e riforme per accedere ai fondi europei del Recovery Fund, ma al momento non ci sono notizie nemmeno sulle linee guida di ciò che sarà presentato in sede Ue.

Considerando che in mezzo ci sono: la riapertura delle scuole con le conseguenti incognite sanitarie, le elezioni regionali, il referendum sulla riduzione dei parlamentari, la pubblicazione dell’aggiornamento del Def e la Legge di Bilancio, non ci vuole molto a capire che non ci sarà spazio e tempo per fare una seria opera di approfondimento nell’interesse del Paese.

Sui siti della Presidenza del Consiglio, del Mise e del Mef non si trova nemmeno una riga sul punto, nonostante la rilevanza strategica dell’argomento. Sul sito del Mef, addirittura, l’ultimo documento con una vaga attinenza con il Recovery Fund è datato 9 luglio 2020, cioè ben prima dell’approvazione da parte del Consiglio europeo.

Fa quindi specie ascoltare dalla viva voce del Viceministro per l’economia, Antonio Misiani, la dichiarazione secondo la quale sarebbero stati raccolti oltre 500 (dicasi cinquecento) progetti da finanziare tra i quali il Governo dovrà scegliere. Il numero è talmente abnorme da lasciare chiaramente intendere che sul Recovery Plan, in realtà, il Governo non ha alcun piano.

I progetti non possono essere 500, ma neanche 100 e forse neanche 50. Peraltro, le riforme da fare sono già state indicate da tempo dalla Ue, quindi non c’è da inventarsi niente, non si tratta del solito assalto alla diligenza della spesa pubblica: saranno finanziate solo riforme in linea con le raccomandazioni Ue già più volte inviate. Quello che il Governo deve fare è scrivere, in maniera seria e credibile, come e in che tempi saranno attuate le riforme e come saranno misurati i risultati.

Visto le premesse, temo che si assisterà di nuovo a un Consiglio dei ministri notturno, con una finta approvazione, in limine e salvo intese, di un documento raffazzonato. A seguire, conferenza stampa del presidente Conte, farcita della solita retorica provinciale. Spero di sbagliarmi perché il Recovery Fund mi sembra l’ultima occasione per non affondare in una deriva sudamericana.

FONTE: Italia Oggi.it

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