Che la scuola abbia subito una tortura da molti anni a questa parte è sotto gli occhi di tutti. Dall’edilizia scolastica alle condizioni di lavoro degli insegnanti, dalle riforme scellerate alla poca importanza che i governi hanno dato al settore più importante della nostra società. Perché dire scuola vuol dire società. E vuol dire futuro. Nel bel mezzo delle polemiche per l’incompetenza della Azzolina che sta mettendo a serio rischio il ritorno tra i banchi di studenti e insegnanti, si inserisce un’altra questione che, forse, troppo spesso viene taciuta e sottovalutata. Ed è quella relativa ai trasferimenti e agli spostamenti che il personale scolastico è stato costretto a fare nel corso di questi anni per ambire all’uscita dall’infinito tunnel della precarietà dei docenti di ogni ordine e grado. Sacrificio, spirito di abnegazione, passione e stipendi tra i più bassi d’Europa non bastano a colpire la classe degli insegnanti. C’è molto altro, infatti.

Da quest’anno, infatti, è entrata in vigore una norma che sta assumendo dei contorni paradossali: chi entra in ruolo nell’anno scolastico 2020/2021 avrà l’obbligo di rimanere 5 anni nel luogo di assegnazione per non perdere l’immissione. Oltre a ciò, il fatto che le assegnazioni non avvengano in presenza ma in via telematica, fa sì che non siano registrate in tempo reale le rinunce da parte dei docenti inseriti nelle graduatorie di esaurimento con riserva: docenti inseriti con punteggio maggiore siano stati assegnati a province lontane e diverse da quella richiesta mentre docenti con punteggio minore hanno ottenuto la assegnazione sulla provincia richiesta.

Come racconta un articolo Today, che riprende la storia di alcune insegnanti, “per molte docenti e maestre, si tratterà di modificare totalmente la loro vita: quasi tutte le persone entrate in ruolo quest’anno saranno costrette a trasferimenti o in altre province o a decine di chilometri dalla propria abitazione. E se si rinuncia al trasferimento, si perde l’assegnamento di ruolo. Quasi un ricatto, verrebbe da pensare. E per chi pensa che trasferirsi a decine se non centinaia di chilometri sia troppo complicato, non rimane che il pendolarismo, con ovvie ripercussioni economiche e personali”.

Questa situazione sta creando enormi problemi a tante famiglie: le richieste di vicinanza espresse dai docenti per lo più sono legate al luogo di residenza e ai loro rapporti familiari. “La questione fa emergere la riflessione a questo punto, su che senso abbia avere un punteggio maggiore o minore in una graduatoria di concorso, se il senso stesso della graduatoria di merito viene completamente vanificato. Prima di questa norma, se la destinazione era distante si poteva chiedere la mobilità o un’assegnazione temporanea per avvicinamento per motivi familiari, che comprendevano la legge 104, ma anche l’avere dei figli molto piccoli. Da quest’anno e per cinque anni non si può più richiedere questa domanda di assegnazione provvisoria. Da qui le proteste di migliaia di insegnanti in tutta Italia, che corrono attraverso canali ufficiali ma anche sui social”.

I docenti neo immessi chiedono dunque un intervento da parte del Ministero dell’Istruzione che riconsideri questa norma e che vengano ripristinate le stesse condizioni contrattuali sulla mobilità che continuano ad interessare tutti i docenti finora già immessi in ruolo nelle graduatorie di merito e ad esaurimento. Ma dalla ministra Azzolina, ovviamente, non arriva risposta. Come non arrivano risposte per i neolaureati, per chi deve affrontare i concorsi, per i precari storici, per le famiglie che non sanno come gestire i figli con il rientro a scuola. E non arrivano risposte sui banchi, sui trasporti, sulle mascherine. Insomma, siamo al nulla più totale. Ecco come è ridotta una delle fette più importanti del nostro tessuto sociale.

Fonte: https://www.ilparagone.it/attualita/scuola-azzolina-vincolo-5-anni/

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