Il Governo si irrigidisce dopo le parole del governatore siciliano: “Non possiamo piegarci alle minacce”. Riesplode nella maggioranza il caso Decreti Sicurezza. Per Iv e parte del Pd “è anche colpa nostra”.

“Il Governo non si fa piegare. Se cedessimo, qualunque governatore potrebbe imporre la sua legge, è anticostituzionale”. Dopo il giorno della trattativa, l’ora dello strappo. Da Roma sbattono la porta in faccia a Nello Musumeci. La sua ordinanza, che intimava di sgomberare i centri di raccolta migranti entro la mezzanotte di lunedì, per Luciana Lamorgese è carta straccia. La ministra dell’Interno si è più volte sentita con Giuseppe Conte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quella che il premier ha visto come una minaccia: “Cosa faremo se i soggetti che sono chiamati a dare attuazione alla legittima ordinanza del presidente della Regione, non lo faranno? A noi rimarrebbe solo una strada, quella di rivolgerci alla magistratura”, ha detto il governatore della Sicilia.

“Questa non è più una trattativa – ragiona una fonte che lavora al dossier – Se denunci un’emergenza, chiedi il ricollocamento degli ospiti e vuoi fare una trattativa indichi uno o due mesi di tempo. Se l’orizzonte è di ventiquattr’ore vuol dire che vuoi andare allo scontro”. C’è l’ombra di Matteo Salvini secondo il governo dietro al radicalizzarsi delle posizioni di Musumeci. “Ha il dovere di governare la Regione – dice Giuseppe Provenzano, ministro del Sud – non di aprire scontri istituzionali con lo Stato e servirsi della Sicilia per la bieca campagna elettorale di Salvini nelle altre Regioni”.

Il presidente denuncia oltre 10mila sbarchi tra luglio e metà agosto, con un aumento di ottomila unità rispetto al 2019. E un sovraffollamento insostenibile dei centri di prima accoglienza. Da Palermo è arrivata una proposta di mediazione: “Se il governo ci verrà incontro potrà chiederci 2-3-5-8 giorni di tempo per trovare la possibilità di ricollocare i migranti e di mettere i sigilli in tutti i centri di accoglienza”.

La risposta ha ignorato totalmente la proposta Musumeci, ed è stata durissima: in settimana è previsto un Consiglio dei ministri nel quale l’esecutivo procederà con l’impugnazione dell’ordinanza. Oltre a essere inapplicabile, spiegano, è anche scorretta dal punto di vista giuridico: “Il punto è che Musumeci pone un problema di ordine sanitario, e allora doveva fare un’ordinanza attinente ai protocolli, ai tamponi al monitoraggio. La sua interviene, invece, in materie su cui non ha alcuna competenza”.

Lo scontro è destinato a non esaurirsi in breve tempo: a Lampedusa la prefettura ha schierato l’esercito e sono stati censiti 54 positivi, e la Sea Watch ha raccolto nella sola giornata di oggi più di 200 persone alla deriva nel mezzo del Mediterraneo. Inoltre la nave quarantena Aurelia è arrivata in rada nell’isola, ma il forte vento le ha impedito di imbarcare i primi positivi per la quarantena, rendendo ancora più lente e complicate le operazioni.

Compatti contro Musumeci, in maggioranza si riapre lo scontro sui decreti sicurezza. Dopo una mediazione andata prima di agosto estremamente a rilento, Italia viva e una parte del Pd sono tornati a puntare il dito contro Palazzo Chigi: “E’ vergognoso quello che sta succedendo, e la responsabilità sta anche nel non aver risolto questo nodo”. C’è chi chiede un vertice a stretto giro, le pressioni su Conte e Lamorgese si intensificano. Ma chi se ne occupa frena i bollori: “Al momento non è previsto nulla”.

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