Occorre puntare sulle giovani generazioni, lo dicono tutti gli economisti. Soprattutto perché hanno un’alta propensione al consumo che può aiutare il Pil

Dunque, i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo mondo, hanno disposizione all’acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che dà spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani.

Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano. Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrr! Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo!

Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro, né sui redditi di quel lavoro.

Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano. Capitani di ventura nelle imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente.

Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione [1], che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’output. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti!

[1] Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle imprese.

N.B.: Non sembri vano, ma per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle imprese, occorre acquistarla.

di  Mauro Artibani

Fonte: https://www.ilsussidiario.net/news/pil-e-lavoro-la-spinta-al-consumo-dei-giovani-che-litalia-sta-sprecando/2061971/

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