Il ministro della Scuola, Lucia Azzolina, grida al “sabotaggio” contro la riapertura. Ma non è la prima volta che i 5 Stelle fanno scaricabarile

Dalla famiglia, alla scuola, fino alla manovra economica, il Movimento 5 Stelle non è mai responsabile degli ostacoli e dei fallimenti, ma vittima di sabotaggi e persecuzioni.

O almeno è quello i grillini vogliono far credere. E l’ultima a gridare al “sabotaggio” è stata la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

In un’intervista a Repubblica, infatti, la pentastellata ha fatto capire di essere stata costretta a combattere per far riaprire le scuole a settembre, dopo la chiusura causata dalla situazione di emergenza legata al nuovo coronavirus. Al quotidiano, il ministro ha annunciato che le scuole riapriranno, nonostante “sia in atto un sabotaggio da parte di chi non vuole che ripartano”. E punta il dito contro i sindacati, perché “non è un mistero che i sindacati siano contrari al concorso con prova selettiva: vorrebbero stabilizzare i precari, immissione in ruolo per soli titoli”. Un mese fa, anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte aveva parlato di “inaccettabile ricatto del sindacato che minaccia di paralizzare la ripresa scolastica”.

Ma non è la prima volta che i 5 Stelle si aggrappano al sabotaggio. Lo scorso anno anche Luigi Di Maio si era sentito nel mirino e la mancata approvazione del decreto Famiglia al Consiglio dei ministri del 20 maggio 2019 era stato attribuito a un boicottaggio. “In queste ore- aveva scritto Di Maio qualche giorno prima su Facebook- qualcuno sta provando a sabotare il decreto che abbiamo preparato insieme al Forum delle Famiglie solo per creare dei problemi al sottoscritto e al MoVimento 5 Stelle”. Secondo il grillino, infatti, il successo di una misura del Movimento avrebbe potuto essere ostacolata, data la vicinanza delle elezioni europee.

Posso passare sopra a tutto. Davvero sopra a tutto. Ci si può piccare per qualcosa e si può discutere. Possiamo essere in disaccordo su alcuni punti e si trova un punto di equilibrio. Funziona così quando si governa in due.
Questo vale per l’Autonomia. Ci sediamo e ragioniamo. Vale per il salario minimo, che noi vogliamo fissare ad almeno 9 euro lordi l’ora. Ci sediamo e ragioniamo.

Voglio dire, ci siamo persino seduti al tavolo quando bisognava allontanare Siri, indagato per corruzione. Il presidente Conte lo ha ascoltato per ore, poi ha preso una decisione.

C’è una cosa però su cui non transigo. Una su cui non voglio discutere. Sono gli aiuti alle famiglie!
In queste ore qualcuno sta provando a sabotare il decreto che abbiamo preparato insieme al Forum delle Famiglie solo per creare dei problemi al sottoscritto e al MoVimento 5 Stelle.
Con la paura che possa passare per una nostra misura e quindi – nella ottusa e calcolatrice testa di qualcuno – come un nostro successo in vista delle europee, si sta facendo di tutto per rallentarlo.

Io lo dico forte e chiaro: sulle famiglie si regge il futuro di questo governo. Mi prendo anche gli attacchi e gli insulti senza piagnucolare come fa qualcun altro, ma se qualcuno blocca un provvedimento che punta a stanziare un primo miliardo per le famiglie solo per il gusto di aggredire il MoVimento 5 Stelle no, non ci sto!

Il nostro progetto è semplice: riorganizzare la materia degli aiuti, semplificarla ed arrivare a dare un assegno unico mensile ad ogni nucleo familiare per sostenere il futuro dei propri figli. Non vedo cosa ci sia di sbagliato!

Capisco l’imbarazzo di doversene inventare sempre una per coprire i propri scandali di corruzione e gli arresti subiti in questi giorni per mazzette e tangenti, ma c’è un limite a tutto.

Altro che ordini e contrordini. L’ultimo avviso lo do io stavolta: sul decreto Famiglie non facciamo passi indietro. Se ci sono suggerimenti sono ben accetti. Non tiriamo nemmeno la corda sui tempi o sulla forma, noi facciamo le cose per farle bene, non per vendercele in campagna elettorale. Può andare a questo o al prossimo consiglio dei ministri dopo le europee. L’importante è fare le cose, non sabotarle!

Pubblicato da Luigi Di Maio su Venerdì 17 maggio 2019

Poi, però, sul provvedimento erano pesate le perplessità di Giovanni Tria, che aveva sottolineato: “Le coperture, per ora non sono state individuate. Non sappiamo cosa sia questo miliardo. Se si spenderà meno di quanto preventivato per il reddito di cittadinanza si saprà a fine anno e non adesso. È inoltre chiaro che queste spese non possono essere portate all’anno successivo”.

Dubbi di manovre e sabotaggi erano emersi anche due anni fa, in merito alla manovra economica. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti aveva rivolto parole dure ai pentastellati arrabbiati per i 10 miliardi mancanti per il reddito di cittadinanza. E di contro, i 5 Stelle avevano riproposto la solita solfa: “Ci sta sabotando, bisogna che si dia una calmata”.

La “manina” era stata sventolata anche per il Decreto dignità nel 2018, quando spuntò la cifra choc di 80mila contratti a tempo indeterminato in meno con l’approvazione del provvedimento. Un numero “senza alcuna validità”, che aveva subito scatenato i grillini a caccia del “sabotatore”. Stessa strategia anche con il Decreto fiscale, di cui i pentastellati avevano sconfessato la bozza, accusando altri di essere intervenuti. Presunti complotti erano spuntati uno dopo l’altro anche nel 2017, prima sulle misure della sicurezza stradale, poi sul taglio dei poteri all’Anac, sostenendo che fosse “inutile cercare la manina che ha tolto all’Anac i poteri sugli appalti. La manina è del Pd. Allergici all’anticorruzione“.

Per i 5 Stelle, fare da scaricabarile sembra una mania che arriva da lontano. Già Beppe Grillo, nel 2012, gridava al complotto: “Il rito quotidiano dell’Odio da parte di aizzatori di professione nei miei confronti, nei confronti degli appartenenti al MoVimento 5 Stelle e dei miei collaboratori sta diventando fragoroso, insopportabile, indecente”, scriveva sul suo blog, sostenendo che “lo scopo è quello, chiaro, di creare dei mostri da abbattere per mantenere lo status quo”.

FONTE: Il Giornale.it

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