Ogni giorno ci arrabbiamo, ci indigniamo, ci spaventiamo, minacciamo, pretendiamo, ascoltiamo musica, amiamo, soffriamo, guardiamo film, spendiamo etc. sotto la spinta o in attesa di emozioni.

“…Voglio dire che tutto ha inizio sempre da uno stimolo emotivo: reazione
a una ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia
umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi
superate e anacronistiche con il mondo di oggi”. Eduardo De Filippo

La cosa stupefacente è che quasi mai abbiamo consapevolezza di come questo immenso arsenale emotivo ci condizioni e ci governi. Guardate cosa scrive Luigino Bruni su Avvenire del 12 gennaio 2013: «Oggi le imprese non soffrono e chiudono solo per mancanza di fatturato e di capitali finanziari, ma anche per carestia di capitali relazionali e spirituali, e per un analfabetismo relazionale ed emozionale che porta a non saper più dire parole come ‘scusa’, ‘perdonami’, parole che quando mancano bloccano le imprese come e più del razionamento del credito».
Nel 1995 Daniel Goleman (Stockton, California, 1946) pubblica il best sellers mondiale “Emotional intelligence” che stabilisce un prima e un dopo nella storia delle emozioni. Per Goleman le emozioni sono non soltanto il lascito del primate che ci ha preceduto lungo la nostra tormentata storia evolutiva ma gli elementi di una grammatica che ci permette di costruire “testi emotivi”, di comunicare ed interagire secondo finalità determinate e controllabili.

Se le cose stanno come le racconta Goleman il rapporto con le emozioni si inverte: da controllori del comportamento diventano (anche) controllate e l’interazione emotiva diviene “transazione emotiva”, ossia un’interazione secondo dinamiche regolabili. Questo vuol dire che possiamo pervenire ad un “pensiero emotivo” più o meno come nei millenni siamo pervenuti al pensiero razionale. Molti di voi a questo punto penseranno che finalmente l’umanità ha imboccato la strada della felicità; sfortunatamente le cose non sono andate così.

Questo perché già dal 18° secolo gli illuministi hanno rovesciato le carte; cosa hanno fatto gli adoratori della dea ragione, quelli che hanno inventato la scuola pubblica? Hanno spalancato le porte alle discipline razionali (matematica, fisica etc.) e sbattuto la dimensione emotiva nel retrobottega del pensiero umano e questo imprinting originario si è propagato nello spazio e nel tempo giungendo intatto sino a noi, sterilizzando le idee rivoluzionarie di Goleman.

Il lascito illuministico sembra potersi ricondurre a questo subliminale paradigma politico: il pensiero razionale è interesse pubblico; quello emotivo è interesse privato. Sei triste e insicuro ed hai bisogno di manutenzione emotiva? Vai dallo psicologo; più o meno come quando ti si ammacca la macchina.

A quasi 25 anni da Emotional intelligence il film AAA CERCASI FELICITA’ di Rita Giancola, presentato il 18 agosto alla Palazzina Sabatelli a Sant’Ippolito (Pu), riabilita la grammatica emotiva e lo fa per mezzo della commedia e della leggerezza dello sguardo femminile. Il film della Giancola è in realtà un grande reticolo emotivo che, per chi lo desideri, può funzionare anche come manuale emotivo, con la differenza, rispetto al divano dello psicologo, che lì non siete osservati ma osservatori e mentre osservate (e vi divertite) diventate consapevoli.

Il trucco narrativo di AAA CERCASI FELICITA’ è sostanzialmente questo: partecipate emotivamente alle vicende dei personaggi per guadagnare consapevolezza dei vostri stati emotivi. Al film di Rita Giancola si può trasferire interamente quello che Bob Dylan scrisse delle canzoni del folk-singer americano Woody Guthrye: « Potevi sentire le sue canzoni e allo stesso tempo imparare a vivere».
Il film è promosso da CulturAmbiente Associazione Internazionale & Centro per la Pace, coinvolgendo rapporti professionali, diplomatici e amichevoli tra l’Italia e la Romania.

AAA CERCASI FELICITA’…per tutti.

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